Bacani metropolitani: el Bacan de Lugagnan riflette sul futuro

Tempo addietro, sfogliando le pagine del Baco, mi stupì il fatto di come questo piccolo giornalino paesano stesse assumendo sempre più corpo e sostanza, e le proprie radici si espandessero fuori dei nostri confini per trattare problematiche legate alle grandi città italiane. Vedevo difatti articoli in cui apparivano piani di sviluppo territoriale e leggevo di urbanistica e viabilità propria delle grandi metropoli. Ma la mia lettura era evidentemente a dir poco distratta.

Come al solito ci volle nonna, lettrice attenta ed astuta, a farmi capire che ciò che leggevo non si riferiva a nessuna grande città, bensì al nostro piccolo Comune. Stropicciandomi gli occhi per l’incredulità dovetti anche stavolta inchinarmi alla sua sapienza. In effetti, si trattava di Sona! Il Baco quindi non ha espanso i propri confini. Non ha avuto nessun raptus di megalomania, ma sta cercando di capire cos’è diventato il nostro Comune e quale sarà il suo futuro prossimo. Anch’io, essendo la parte ironico-rurale del giornale, mi pongo la domanda, ma egoisticamente cerco di capire solo quale sarà l’avvenire di noi contadini.

Fino a non molti anni fa è innegabile che una delle realtà più importanti ed espanse del paese fosse quella agricola. Oggi le cose sono cambiate. Oggi noi contadini di Lugagnano siamo paragonabili agli aborigeni dell’Australia. Siamo una minoranza etnica! Con questo stato d’animo di extracomunitario a casa mia, la fantasia innata mi porta ad immaginare il futuro e incredibilmente… Lo vedo! Non mi sembra un bel futuro a dir la verità ma, chissà, abituandosi… Vedo le nostre stalle un po’ trasformate, a separare le vacche da latte dal bestiame da ingrasso non c’è più la corsia di alimentazione ma la Tangenziale Nord! Poco male, sono convinto che creando qualche arteria alternativa riusciremo ugualmente a raggiungere la sala mungitura.

Vedo anche che le nostre concimaie (i luamari) hanno cambiato destinazione d’uso. Sono diventate discariche autorizzate per lo smaltimento di telefonini TACS, GSM, GPRS, UMTS, sistemi di comunicazione ormai talmente obsoleti da far sorridere di tenerezza. Ohh… Finalmente vedo qualcosa di positivo. Lo stacco meccanico di pesche e kiwi! Vedete che il futuro ci riserva anche delle soddisfazioni? Questi treni che sfrecciano agli 850 km/h col loro spostamento d’aria che fa staccare i frutti dalle piante, ci faranno risparmiare un sacco di soldi di manodopera. Anche le nostre aie (el selese) hanno abbandonato il loro antico compito di luogo per l’essiccazione della granella. Sono diventate nuove piste dell’aeroporto di Villafranca, e noi contadini grazie alle vagonate di milioni che otterremo dall’esproprio dei nostri terreni, da queste piste spiccheremo il volo verso paesi tropicali andando incontro alla bella vita ricca di sole e mondanità.

Vedo anche gli abitanti di corte Messedaglia che si dissetano dal rubinetto di casa. Bevono acqua purissima che sgorga dopo aver viaggiato per centinaia di metri in tubi di eternit, materiale noto per le enormi proprietà terapeutiche di uno dei suoi componenti: l’amianto. Caspitina in questo caso il progresso ha fatto cilecca! La fortuna delle persone che come me sanno vedere nel futuro è di poter anticipatamente cercare non di cambiarlo, ma almeno di farsi trovare preparato.

Con l’aiuto di nonna cerco allora di trovare soluzioni a questa nuova condizione in cui noi contadini ci troviamo e ci troveremo a vivere. Seduti ad un tavolo l’uno di fronte all’altra cominciamo a spremerci le meningi e dopo qualche istante parto io con la soluzione numero uno.

1 – Imparare a convivere con questa nuova realtà e diventare dei bacani metropolitani. Riuscire a selezionare nuove varietà di frutta e verdura che trovino nel cemento e nell’asfalto il loro terreno fertile. Cercare di unirci fra di noi in Società per poter così poi quotare in borsa le nostre vacche e i nostri verri. Creare nuove razze bovine, suine ed equine che non abbiano più bisogno di nutrirsi con foraggi, cereali o farine animali, ma che riescano ad alimentarsi attraverso i metalli pesanti presenti nell’atmosfera e trasformarli in energia per le loro produzioni. Svolgerebbero così anche una benefica azione disinquinante. La mia proposta non piace a nonna, la ritiene impossibile da attuarsi; e così da persona drastica e decisa parte immediatamente con la soluzione numero due.

2 – Non convivere per niente con questa realtà, abbandonare il nostro lavoro e le nostre terre e gettarci a capofitto nel mondo della telefonia mobile e dell’informatica! Bella forza… parla bene lei perché è laureata in Internettologia. Abortita anche questa soluzione, di comune accordo partoriamo la proposta definitiva, la numero tre.

3 – Ripercorrere i passi dei nostri avi che nei secoli scorsi spinti dalla miseria e dalla fame emigrarono in cerca di fortuna in terre lontane! Saremo anche noi costretti a ciò per poter lavorare? Dovremo anche noi preparare le valigie riempiendole di sogni, di passione, di cultura e tradizioni contadine centenarie ed esportare tutto ciò in terra straniera?

Concludo con una semplice riflessione. Non voglio passare per una persona che è contro il progresso perché capisco che è molto importante, ed è una fra le cose che ci spinge a vivere. Sicuramente il progresso sfrenato però, ha sempre voluto fra le sue fauci delle vittime da sbranare e questa volta mi sa tanto che la parte del Cappuccetto rosso la stiamo facendo noi.

About El Bacan de Lugagnan

Autorevole esponente del contado di Lugagnano, dall'età imprecisata (chi dice abbia 12 anni, chi 127) e dalla lingua tagliente, collabora con il Baco fin dalle sue origini, pur preferendo rimanere sempre nell'ombra.