Bacani alle urne

Le elezioni amministrative sono alle porte e i candidati sindaci, insieme al loro seguito propagandistico, prendono d’assalto la nostra popolazione con dibattiti, assemblee, comizi o semplici chiacchierate fra “amici”. La storia c’insegna che nell’avvicinarsi dell’evento elettorale, scuole, palestre, saloni parrocchiali, parchi all’aperto, taverne, diventano serbatoi di politica; grandi contenitori in cui si mescolano promesse, bugie, speranze, liti, ammiccamenti, sotterfugi e compagnia bella.

A questo beffardo destino non sfuggono nemmeno le ormai rare corti rurali, abitate da una classe di mammiferi in via d’estinzione, volgarmente chiamati bacani! Il bacan maschio è persona guidata dall’istinto, sentimento che lo porta nell’imminenza elettorale, ad arrabbiarsi ferocemente con i vigili del comune perché ancora non hanno recapitato le schede elettorali. La femmina del bacan, riflessiva e mansueta, ha l’ingrato compito di spiegare all’iracondo compagno che, da qualche anno a questa parte, le vecchie schede sono state sostituite da un unico documento personalizzato e già in loro possesso, con il quale facilmente, si può votare chi governa l’Italia e chi invece gestirà le sorti future di Mancalacqua & company.

Una volta chiarito il mistero, si affaccia un problema ben più serio e complicato, quello del ritrovamento della scheda! Sono messe sottosopra case, rivoltati come calzini armadi e cassetti, alcuni colgono l’occasione per fare trasloco, altri per liberare granari e soffitte contenenti materiale bellico delle guerre d’indipendenza. È prassi che il bacan ritrovi la scheda il giorno prima delle elezioni, giusto il tempo per radersi, lavare la macchina e recarsi al seggio elettorale con la giusta dignità e fierezza che un momento tanto importante richiede.

Si sa per certo che il contadino piuttosto di andare a votare, preferirebbe piantare na bina de persegari a bail o segàr un campo de bioni col fero. L’incertezza di chi o cosa votare, lo accompagna fino allo sgabuzzino. La matita, prima di lasciare qualsiasi segno sul foglio, comincia a librarsi in aria ondeggiante e leggera, tracciando ghirigori virtuali; in questi eterni attimi il bacan rivive tutta la propaganda elettorale per trovare un fatto, un appiglio, un aneddoto che possa far cadere la sua scelta su un candidato piuttosto che sull’altro. Facciamo un passo indietro anche noi!

Come dicevo prima, le corti rurali sono una delle mete elettorali preferite dai futuri sindaci. La scusa è di fare quattro chiacchiere, di bere un bicchierino di parampampoli in compagnia, di passare una bella serata alla ricerca del modo con cui costruire congiuntamente un futuro migliore. Si è anticipatamente coscienti che, l’invitare uno schieramento, comporta l’obbligo morale forzato ad un invito generalizzato di tutte le altre realtà politiche. I ritrovi sono spesso e volentieri nelle taverne, dove apparentemente si raggruppa la corte al gran completo ma, uno sguardo più attento, non può di certo sfuggire al fatto della totale assenza dei nostri nonni e di tutti i vecchietti in generale. Effettivamente questa categoria d’elettorato, è costretta in altri luoghi per impedirgli di boicottare la tribuna politica con le solite frasi abusate tipo l’è tuta na manega, ghe interessa solo la carega, i fa finta de begar e dopo i va a magnar insieme.

Sono altresì convinti, che uno schieramento prima sceglie il candidato sindaco, poi si preoccupa della propaganda elettorale e per finire, se avanza tempo, abbozza un minimo di programma. Tutto ciò è inammissibile, ecco svelato il motivo della loro segregazione. L’esperienza maturata negli anni, ha talmente specializzato i nostri bacani, che solamente guardando i candidati sindaci sanno già che persone hanno davanti e capiscono che, con ognuno di loro scoppierà un amore esagerato, perché immancabilmente ognuno di loro ha radicate origini contadine!

In ogni elezione non manca mai il candidato amico. Arriva in taverna e saluta tutti perché conosce tutti. Con alcuni ha frequentato le scuole assieme, con altri era in maraia assieme, con altri ha giocato a pallone o ha fatto il militare. Il bacan non vuole nemmeno sentire il suo programma, è un amico ed un amico sindaco fa sempre comodo. Casomai gli espone i suoi problemi, che vanno dalla viabilità al rubinetto in casa che perde. Il candidato amico si segna tutto e sorridendo fa chiari segni di assenso con la testa. Alla fine della serata si congeda ricordando che anche lui è stato contadino fino all’età di otto anni.

Vi è poi il candidato che scende le scale della taverna e appena lo vedi ne sei già innamorato. Bello, sorriso abbagliante, elegante, capello curato, senza una ruga! Saluta l’assemblea rurale alzando le braccia al cielo e parte immediatamente con la sua frase ad effetto: “Se anche a voi, questo comune di Sona così com’è non piace, venite con noi, votate… Per un futuro migliore per voi, per i vostri stupendi bambini, per i vostri adorati genitori e nonni e…ricordate che anch’io sono di origini contadine, nel mio sangue scorrono globuli di graspia”. Se ne va baciando tutti… è diventato uno di famiglia!

Il terzo candidato è persona completamente diversa. Arriva con il suo maglioncino di lana color multietnico. È persona semplice, umile, buona. Non parla mai, lui ascolta! I contadini riferiscono per ore di qualsiasi problema, lui ascolta. Non parla, ma si vede che soffre per le tue sofferenze, che piange per le tue lacrime. Tutti si sono già innamorati di lui perché è di poche parole, non promette a vanvera; sarà senz’altro uno da “fatti non pugnette”! Se ne va e l’assemblea intuisce per la prima volta la sua voce quando salutando, ricorda a tutti delle sue discendenze contadine e di quando andava ad aiutare il nonno a cavar su le patate nell’orto.

Porca miseria, senti che temporale che c’è fuori! Ma no, è il quarto candidato sindaco che sta scendendo. Lo vedi e ti accorgi immediatamente di avere a che fare con una persona dalla consistenza sessuale poderosa per dimensione e rigidità. Non saluta e non si siede. Urlando inizia a tambureggiare forsennatamente i pugni sul tavolo. “Sona ai sonesi! Via i clandestini sommacampagnesi, bussolenghesi, lazisiani e chievonici. Hanno un altro sangue, altra mentalità. Quelli lì se gli vengono i cinque minuti, vanno al Boscomantico, affittano una cicogneta… i ve se pianta in stala e i ve copa tute le vache”. Questa minaccia incombente sulla testa, ci porta a sposare calorosamente la drastica linea elettorale del candidato dai forti attributi, che salutando e congedandosi, ci commuove nel ricordo dei suoi trascorsi contadini quando da bambino, col baston coi groppi andava a portare le pecore in montagna.

L’ultimo candidato è quello che nessuno ha mai visto. Quello che viene da fuori. Il contadino se ne innamora sentendolo parlare. È di una cultura straordinaria, lui sa tutto! Sa dove sono i finanziamenti, sa come averli, come usarli, come farli fruttare. Ritiene che al giorno d’oggi la buona volontà non basta, ci vuole capacità e conoscenza, la potenza è nulla senza controllo. La folla rimane incantata ed ammutolita, lui la saluta ricordando le sue esperienze contadine di quando era a Palazzo Chigi e mungeva 20.000 quintali annui di quota latte, senza avere nemmeno una mucca!

Ritorniamo al seggio e vediamo il povero bacan ancora barricato all’interno, confuso ed imprigionato nel turbinio di mille flashback, in balia di convinzioni sgretolatesi in pochi istanti. È sudato, ansimante, ha paura di sbagliare. Carica su di sè angosce e responsabilità che un eventuale voto sbagliato scaglierebbe su un’intera comunità. Si guarda attorno, sbircia negli altri sgabuzzini per implorare aiuto, per chiedere a qualcuno pietosamente ed umilmente… scusa, me feto copiar?

 

About El Bacan de Lugagnan

Autorevole esponente del contado di Lugagnano, dall'età imprecisata (chi dice abbia 12 anni, chi 127) e dalla lingua tagliente, collabora con il Baco fin dalle sue origini, pur preferendo rimanere sempre nell'ombra.