I libri più belli usciti nel 2018 (a nostro insindacabile giudizio)

Siamo arrivati all’ultimi giorno dell’anno ed è tempo di bilanci. L’anno che volge al termine è stato ricco di interessantissime uscite in libreria. Nell’elenco sottostante – che non è una classifica – vengono segnalati libri imperdibili, che meritano di essere letti. Perciò, se non lo avete ancora fatto, munitevi di carta e penna e appuntatevi questi titoli.

Di alcuni sul Baco è presente già una recensione in questa rubrica, di altri uscirà prossimamente. Tutti sono presenti e prenotabili anche presso la biblioteca di Sona.

Marco Balzano, “Resto qui”.

La storia d’amore di Erich e Trina, entrambi residenti a Curon Venosta,  nasce nella prima parte del Novecento e li porta a condividere tante sofferenze legate all’avvento del fascismo e poi della guerra. La vicenda inizia negli anni Venti, quando Trina è una giovane maestra, che non può insegnare perché improvvisamente le leggi cambiano e nelle scuole vengono ammessi solo insegnanti italiani. La lingua tedesca non deve essere trasmessa e allora Trina si improvvisa insegnante clandestina. Conosce Erich, un ragazzo schivo, che ama la sua terra visceralmente, col quale costruisce una famiglia e cerca di tenerla insieme. La loro storia si intreccia con quelle del paese di Curon, in Val Venosta, il cui fascino è legato al campanile che emerge dalle acque di un lago. La ragione di questo fatto sta nella costruzione di una imponente diga negli anni Cinquanta del secolo scorso, quando Curon venne completamente sommerso e fu poi ricostruito più in alto. Erich e Trina vivono il dramma di chi vede il luogo in cui ha messo radici distrutto da logiche politiche ed economiche che non comprende e che non condivide. Quella del Sudtirol è una storia di grandi ferite, di culture e lingue molto diverse, che faticano da sempre a convivere, e di fatti poco conosciuti dagli italiani che vi si recano in vacanza d’estate o d’inverno e a volte si infastidiscono se sentono parlare in tedesco. Il libro di Balzano ci racconta una parte di storia del Sudtirol e lo fa con rara sensibilità.

La copertina de “L’educazione” di Tara Westover.

Tara Westover, “L’educazione”.

Questo straordinario romanzo è la storia autobiografica della sua autrice, Tara, nata ai piedi di un monte, in Idaho, in una famiglia di mormoni integralisti. Tara non ha un certificato di nascita perché, quando è nata, nessuno l’ha registrata regolarmente, non ha mai incontrato un dottore, non si è mai vaccinata, non va a scuola, mette gonne lunghe fino alle caviglie o jeans sformati, ha sette fratelli più grandi ma nessun amico. Tutto questo perché suo padre è un fanatico religioso disturbato, che si guadagna da vivere raccattando rottami in una discarica, e sua madre una donna sottomessa, dedita all’erboristeria. I due hanno cresciuto i figli isolandoli e temendo la fine del mondo da un momento all’altro. Gli equilibri familiari vengono però sconvolti quando l’urgenza di istruzione diviene dominante in uno dei fratelli maggiori di Tara e poi si impossessa anche di lei, una bambina che ha vissuto fino all’adolescenza sapendo a malapena leggere e scrivere, ma che un giorno decide di darsi una possibilità e grazie alla sua tenacia si iscrive al college, provando a superare l’esame di ammissione, per scoprire qualcosa in più del mondo e della storia. Si tratta di un libro forte, sul valore dell’istruzione, capace di scardinare le paure, i pregiudizi, il fanatismo. E’ una testimonianza che sembra lontanissima dalla realtà che viviamo ogni giorno ed invece parla di noi più di quanto immaginiamo.

R.Postorino, “Le assaggiatrici”.

Questa storia, vincitrice del Campiello, è ambientata durante il nazismo e prende spunto da fatti reali ma poco conosciuti. Non tutti sanno infatti che Hitler aveva fatto assumere alcune giovani assaggiatrici, che dovevano provare in anticipo, per scongiurare un possibile avvelenamento, i cibi cucinati per lui, in una zona limitrofa al bunker in cui si nascondeva, tra il 1943 e la fine del 1944. Una di loro è Margot Wolk, che, ormai anziana, dopo anni di silenzio, raccontò non molti anni fa alla stampa tedesca il periodo in cui fu una cavia al servizio del dittatore. Margot Wolk nel libro ha le sembianze di Rosa Sauer, che ogni giorno rischia la vita perché non può scegliere, anche se il suo spirito non sa e non vuole piegarsi al volere di Hitler. Ogni boccone porta con sé  il rischio di morire e, se una delle assaggiatrici avverte una nausea improvvisa o un malessere dopo aver ingerito, scatena i sospetti delle SS riguardo un possibile avvelenamento. Si tratta di una verità agghiacciante, quella che in forma romanzata ci racconta l’autrice, capace di rendere benissimo l’atmosfera della dittatura nazista, la condizione delle donne del tempo, la follia dominante a cui non era consentito ribellarsi, pur cercando fieramente di non essere complici.

G.Honeyman, “Eleanor Oliphant sta benissimo”.

Oggi più che mai, nonostante città affollate, luoghi di lavoro con open space, locali aperti quasi ventiquattr’ore su ventiquattro, connessioni velocissime e social su cui tutti vogliono essere “amici” degli altri, la paura più grande è quella di sentirsi isolati, esclusi. La solitudine oggi viene spesso elusa ma quasi mai affrontata. C’è chi però tale condizione di isolamento non la può nemmeno in parte evitare, ma è costretto a viverla costantemente come condizione oggettiva. E’ il caso di Eleanor Oliphant, giovane trentenne scozzese, che dal lunedì al venerdì lavora come contabile in un ufficio cittadino, mentre nei fine settimana riempie il vuoto di affetti e il silenzio del suo appartamento bevendo e dormendo, sperando che arrivi presto il lunedì. E così si trascina giorno dopo giorno in una noiosa routine, finchè un piccolo gesto gentile, improvviso e per tanti assolutamente insignificante, cambia lentamente il suo modo di guardare le cose e comincia a scavare dentro di lei, facendo entrare una fioca luce, che mette a fuoco le crepe del suo tragico passato, spingendola a tentare di cambiare la sua piatta esistenza, in cui mancano i contatti umani, la gentilezza, la gioia di vivere. La signorina Oliphant comincia una rivoluzione dolorosa ma inesorabile, cercando di dimostrare a se stessa di non essere strana, poco interessante, incapace e non desiderabile, come finora le hanno fatto credere i suoi colleghi e come la madre le ripete al telefono tutti i mercoledì sera. Ad un certo punto Eleanor reagisce, decide di darsi una chance, partendo da un piccolo e folle progetto per sentirsi viva e bella, nonostante la ferita che le deturpa volto e anima.

S.King, “The outsider”.

L’ultimo romanzo del Re è un poliziesco che sconfina nel paranormale, ambientato in una cittadina immaginaria dell’Oklahoma, Flint City,dove dell’uccisione di un ragazzino viene accusato l’insospettabile insegnante di inglese e allenatore della squadra locale di baseball. Le prove a suo carico sono schiaccianti: testimoni oculari, impronte digitali, gruppo sanguigno, persino il DNA indicano lui come colpevole. La città è sconvolta perché in lui,fino al giorno prima, vedeva un cittadino modello. Eppure qualcosa non torna: quando il delitto viene commesso, l’imputato non risulta in città e anche in questo caso esistono prove inconfutabili che lo dimostrano. Dove si nasconde la verità? A chi credere?

F.Diotallevi, “Dai tuoi occhi solamente”.

Leggere questo libro, che non è una biografia, significa provare a cogliere un pizzico della complessità della grande artista Vivian Maier, fotografa e donna fuori dal comune, antesignana delle “street photos”. I suoi scatti divennero famosi quasi per caso, quando furono ritrovati da un rigattiere, che li acquistò per una cifra modesta. Si trattava di una cassa con centinaia di rullini ancora da sviluppare, che rivelarono poi immagini, scattate con una Rolleiflex e una Leica, della vita quotidiana di tante città americane, tra cui Chicago, Los Angeles e New York tra gli anni Cinquanta e Settanta. Negli scatti della Maier ci sono bambini, operai, giovani innamorati, lei stessa che si fotografa senza mai guardare nell’obiettivo, nei rari momenti liberi dal suo lavoro. Tra le pagine si coglie la sua riservatezza e la noiosa solitudine di zitella, il suo lavoro di tata presso famiglie benestanti, la grande capacità di osservare e catturare i particolari, fissando la bellezza e il mistero del mondo. Solo attraverso le foto Vivian Maier sentiva di essere viva, meno sola, capace di dare un senso a quanto le accadeva dentro ed intorno. La Diotallevi ritrae con delicatezza una delle artiste più enigmatiche ed “invisibili” del XX secolo, cogliendo in profondità l’anima di una donna che ha saputo, silenziosamente, scavando nel baratro del suo isolamento, cambiare la storia della fotografia.

About Chiara Giacomi

Nata a Verona nel 1977, ha conseguito la laurea in Lettere presso l'Università di Verona e l'abilitazione all'insegnamento presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Sposata, con due figli, insegna Lettere al liceo.

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