“Stia attento a girare per strada”, le minacce al Sindaco di Sona e il buco nero dei social

“Ci sono parecchie cose che non vanno, ma bisogna stare zitti se no siamo polemici…. Ma gli auguro che al sindaco e parenti non succeda mai niente girando x le strade secondarie del paese…. è non aggiungo altro….”. Questo, alla lettera errori compresi, l’incredibile post apparso sulla bacheca Facebook di nostro concittadino lo scorso 3 gennaio, a commento di un comunicato della Lega di Sona sulla decisione di Sindaco e maggioranza di non appoggiare una mozione a favore delle regioni del nord colpite dalle calamità naturali di novembre, di cui abbiamo parlato anche noi.

Un post sconcertante, che riporta forte all’attenzione di tutti il problema di come stiamo usando i social e della inconsulta violenza verbale che sembra non avere ormai limiti. Un post che, se preso alla lettera, assume una gravità assoluta, per il Sindaco e per la sua famiglia: una vera e propria minaccia alla loro incolumità. L’impressione di chi scrive, in realtà, è che si tratti dell’ennesimo esempio – ne vediamo purtroppo a decine ogni giorno, su qualsiasi tema – di un uso tanto disinvolto quanto imperdonabile ed irresponsabile di parole in libertà. L’impressione è che dietro quelle parole non vi sia nulla di eversivo se non l’incapacità di ragionare sul significato di quello che si scrive.

Non vi è valutazione, la pancia prevale sulla testa, non vi è mediazione tra pensiero e parola, tutto appare legittimo ed esternabile nel nome deviato di un’assolutamente mal concepita libertà di parola.

Come accade a chiunque rivesta funzioni pubbliche, da quelle nazionali a quelle locali, anche al Sindaco di Sona Mazzi capita sovente di essere oggetto e bersaglio di post di questo tipo. Che sono cosa ben differente, dovrebbe essere chiaro a tutti, dalla legittima critica che ciascuno di noi ha la facoltà ed il diritto di esercitare, come tutelato – in questo caso invece in maniera ben concepita – dall’art. 21 della Costituzione.

Tra chi, letteralmente, gli da del “mongoloide” (e qui andrebbe aperto un ampio capitolo sull’uso malato della disabilità come insulto) e chi gli augura che i suoi figli si ammalino, tra chi lancia accuse gravissime sulla sua onestà personale e chi lo insulta con qualsiasi aggettivazione, in questi anni abbiamo visto di tutto a Sona. Fino ad arrivare a queste minacce.

Le norme del nostro ordinamento permettono di difendere se stessi e la propria onorabilità. E recentemente iniziano finalmente a fioccare anche a livello locale le condanne a carico di persone che ritengono il web un terreno franco dove si può dire qualsiasi cosa impunemente.

Ma la questione va ben oltre le vicende processuali, anche perché un Sindaco, come un Ministro, ma anche un medico, un ingegnere, un presidente di un’associazione, un sacerdote, un giornalista o un qualsiasi cittadino non possono trascorrere la vita a denunciare chiunque si permetta di sproloquiare sui social.

Il tema è, invece, culturale e sociale: come tenere ben salda la fiaccola della libertà di espressione, che è fondamento irrinunciabile di secoli di pensiero occidentale, ponendo però un argine a questa deriva che rischia di travolgere tutti e tutto e che già sta trasformando la vita pubblica in una perenne e vomitevole rissa?

E’ una domanda aperta. Alla quale ciascuno di noi è chiamato a dare la propria risposta, ne va della società che siamo e che vogliamo diventare.

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è uno dei quattro fondatori del Baco, di cui è Direttore Responsabile. E' giornalista pubblicista iscritto all'Ordine dei Giornalisti.

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