Quelle bestemmie vicino al cimitero di Lugagnano e la libertà d’espressione mal concepita

Da umile cronista e discreta lettrice mi piace pensare che dietro la libertà d’espressione ci sia la consapevolezza, intelligente e rispettosa, di chi si esprime e di chi beneficia di tale espressione.

Purtroppo nella realtà non è così. Non sempre si è consapevoli dell’eco che può avere ogni nostra azione, soprattutto se si tratta di espressione di un pensiero o di una ideologia. Non sempre l’utente è in grado o predisposto ad accettare il nostro pensiero. È difficile trovare i limiti corretti dove la nostra libertà non danneggia quella degli altri, non offende la sensibilità degli altri.

Ed è a tale difficoltà che voglio fare riferimento per esaminare le indecorose scritte, con bestemmie ed insulti razzisti, che spesso si trovano su muri e cancelli, come quelle apparse recentemente sulla strada che porta al cimitero di Lugagnano, proprio negli scorsi giorni di celebrazione dei defunti (nella foto, che abbiamo volutamente sfuocato).

Il graffitismo è una manifestazione sociale, culturale e artistica diffusa in tutto il pianeta, basata sull’espressione della propria creatività attraverso interventi diretti sul materiale urbano, fenomeno spesso etichettato come atto di vandalismo proprio perché i supporti utilizzati sono mezzi o edifici pubblici.

Io, forse un po’ fuori dagli schemi, sono una che apprezza la street art e le installazioni che escono dagli schemi classici dell’arte rinchiusa in una cornice o in una galleria. Trovo spettacolari i murales di Millo, di Pejac o del più noto Banksy. Trovo belli anche i murales di artisti anonimi nei piccoli paesi come San Sperate a Cagliari o Riomaggiore nelle Cinque Terre.

Ma c’è una bella differenza tra writing o murales e atti di vandalismo ed è la motivazione che porta la persona a dipingere. Il confine fra arte e vandalismo e tra bellezza e illegalità c’è. La scritta o il dipinto artistico sono opere d’arte se spingono a riflettere sulle difficoltà e i successi della società, ispirando in ognuno di noi il desiderio di pensare a ciò che ci circonda non solo idealmente, ma anche fisicamente.

Quindi dare voce alle proprie idee significa assumersi una immensa responsabilità. Il destinatario della street art è il cittadino e lo spazio urbano diventa la piazza di discussione.

Ma cosa vuole dirci chi ha imbrattato un cancello con una bestemmia? Cosa c’è di artistico in un pene disegnato in maniera approssimativa e infantile con dello spry o nel nome di un personaggio della storia scritto pure male? Neppure se lo avesse fatto sui muri di casa sua avrebbe trovato un pubblico entusiasta.

Se chi ha avuto questo impellente bisogno di esprimersi lo avesse fatto a voce in piazza, dove nei casi più fortunati è ancora concesso esprimersi liberamente, cosa gli avremmo risposto?

Se avesse gridato una bestemmia, indipendentemente dal Dio stupidamente deriso, come avremmo reagito? Sicuramente lo avremmo guardato con occhi curiosi ma l’unico pensiero sarebbe stato “Povero scemo!”. E lo avremmo lasciato al suo delirio incivile e asociale voltandogli le spalle.

About Francesca Tenerelli

Nata il 29 gennaio del 1976, parte attiva da sempre nella comunità di Lugagnano, con una breve interruzione per trasferimento a Decimomannu vicino a Cagliari. Ha conseguito la maturità scientifica presso il liceo Galileo Galilei a Verona e attualmente è impiegata in un’Agenzia di Assicurazioni. Sposata e madre di due figli, trova sempre il tempo per dedicarsi alla sua passione, la lettura.

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