Combattente ad El Alamein e Comandante del Reparto Fanfara dei Bersaglieri: una storia da Lugagnano

Qualche settimana fa abbiamo scoperto, quasi casualmente, che il padre di Giampaolo Badin, concittadino di Lugagnano, attivo da sempre nel volontariato del nostro Comune, aveva combattuto in Africa durante il Secondo Conflitto Mondiale.

Abbiamo quindi voluto saperne di più. Nel colloquio avuto con il figlio abbiamo colto che la qualifica più importante del Maresciallo Lucio Badin fu quella di musicista militare di valore. Visse, infatti, tutte le traversie del vero combattente, in una guerra che non perdonò improvvisazioni e carenze di direttive e di mezzi, viste da un osservatorio particolare: la direzione della Fanfara dell’8° Reggimento Bersaglieri, che era di stanza a Verona.

Giampaolo ha messo a disposizione del Baco molto materiale che descrive la vita movimentata e gratificante del padre, e vicende dei reparti militari italiani in Africa. Ciò che ci ha maggiormente colpito è un diario che descrive le vicende vissute dal militare/musicista a partire dalla sua cattura da parte degli Inglesi, dopo la seconda battaglia di El Alamein (23 ottobre-3 novembre 1942), fino al rientro in Italia a guerra ultimata.

In questa foto e nella foto sopra, Lucio Badin in Africa durante la Seconda Guerra Mondiale.

Trascriviamo alcuni stralci del testo scritto che forniscono uno spaccato su vicende tragiche del fronte africano: “Il 2 Novembre 942 mi trovavo in linea ad El Alamein al comando del Reparto fanfara dell’8° Regg.to Bersaglieri. Verso sera dello stesso giorno avevo ricevuto ordine dal Sig. Colonnello comandante il Regg.to (Colonnello Gherardini) di raggiungere, con tutto il mio reparto, il 9° Battaglione Bersaglieri che si trovava a circa 2 km sulla nostra sinistra e di attendere colà gli autocarri che nella notte sarebbero venuti a caricarci per raggiungere il Comando del Regg.to. Alle prime ore del giorno 3.11.942 il 3° Battaglione riceve l’ordine di ripiegare dietro il campo minato e di passare a disposizione della Divisione Folgore. Dopo alcune ore di marcia a piedi raggiunsi nella notte il 5° Battaglione Bers. dell’8 Regg.to e presentatomi al Comandante (Maggiore Ferrario) per dare schiarimenti, chiesi di avere ordini. Ebbi da questi l’ordine di sistemare i musicanti un po’ per autocarro sui pochi e di già stracarichi che erano a sua disposizione. Dopo poco ebbe inizio la marcia di ripiegamento assieme a tutta la Divisione Brescia della quale il 5° Battaglione Bersaglieri aveva il compito di retroguardia. Io mi trovavo sulla macchina dell’Aiutante Maggiore del Battaglione Ten. Gasparinetti. Raggiunta nella mattinata del 5.11.42 la località che ritengo denominata “Passo del cammello” il Battaglione sostava assieme alla Divisione Brescia. Fatti circa una trentina di km, sette autoblinde inglesi ci circondarono speronandoci e intimandoci la resa. Il tenente Gasparinetti vista inutile ogni resistenza accettava la resa. Nessun oggetto personale mi venne tolto al momento della cattura. Dal novembre 942 al marzo 943 trascorsi la mia prigionia al campo 304 di Eluan (Egitto)- Dal marzo 943 al maggio 943 al campo 307 di Favora (Egitto). – Dal maggio 943 al marzo 944 presso la 7° Compagnia lavorativi di Bengasi. Ai primi di Marzo 944 venni trasferito di nuovo al campo 307 base della 7° Comp. Lavorativa e verso la fine dello stesso mese venni trasferito al campo 305 di Kossa (senza essere sottoposto interrogatori e senza aver mai frase del diario cancellata). Nel maggio 946 firmai la scheda cooperazione e venni trasferito al campo 310. Il 18 Agosto 946 venni trasferito al campo 380 da dove partivo il 22.8.946 da Porto Said sulla motonave italiana SESTIERE. Sbarcavo a Napoli il 26.8.46. A Napoli fui sottoposto all’interrogatorio dalla Sottocommissione d’inchiesta. Raggiunsi Verona, Distretto di residenza, il giorno 29.8.46. Durante la prigionia ho sempre avuto un buon trattamento ed ho percepito regolarmente gli assegni sia come prigioniero sia come cooperatore”.

Il diario è stato recentemente trovato da Giampaolo in una cassetta di legno, che non aveva mai notato a casa del padre, che porta impresso il numero di matricola.

La cassetta, che conteneva materiale fotografico e giornalistico, un sacchetto di sabbia, arbusti rinsecchiti del deserto e la divisa da prigioniero, ha seguito il Maresciallo Badin durante tutta la sua vita militare e conteneva anche il foglio matricolare con i dati anagrafici: nato a Gorizia il 19 luglio 1907 ed arruolato nel 1926 con l’iscrizione al corso sottufficiali, con la qualifica di trombettiere.

Il documento illustra dettagliatamente la carriera militare con la nomina a Sergente nel 1927, Maresciallo ordinario nel 1939, fino all’invio a Napoli, quindi a Tripoli nel 1941. Nel 1949, a guerra finita, fu promosso Maresciallo Maggiore.

Sul foglio matricolare è annotato che il 4 novembre 1942 fu dichiarato disperso nel fatto d’armi di Deir el Qattara (durante la seconda battaglia di El Alamein l’8° Reggimento Bersaglieri venne schierato nella depressione di El Qattara e prese parte a diversi contrattacchi prima del ripiegamento).

La cassetta d’ordinanza di Lucio Badin.

In effetti come si legge nel diario, il reparto si ritirò in modo ordinato il 2 novembre e fu catturato tre giorni dopo. In prigionia compose vari pezzi musical tra cui uno, di ringraziamento, dedicata alla Madonna che intitolò “Preghiera militare a Maria”.

Al termine della guerra il Maresciallo Badin continuò a svolgere la funzione di Comandante del reparto fanfara dell’8° Reggimento Bersaglieri nella caserma di Montorio a Verona. Nel 1947 la caserma però fu trasformata in C.A.R (Centro Addestramento Reclute) per l’arma degli Alpini. Il Badin fu confermato nell’incarico nella nuova Arma e restò a Verona con gli Alpini, ma con il cuore sempre con i Bersaglieri. Non accettò mai di prendere in consegna il cappello degli Alpini e durante le manifestazioni pubbliche sfilava con l’elmetto (senza piume) in dotazione all’arma dei Bersaglieri.

Rimase in attività fino al 1969, creando vincoli di sincera amicizia con le reclute che di anno in anno entravano a far parte della fanfara, che lo stimarono al punto che ogni anno fino ai nostri giorni gli ex si danno appuntamento per un incontro conviviale. Gli ex musicanti alpini, che si sono autonominati “Banda dei Brocoli Badin”, si ritrovano ancora nel ricordo del loro maestro che partecipò all’iniziativa fino al 1993, anno della sua morte. “Brocoli” era, infatti, il simpatico rimprovero che il maestro Badin assegnava a chi sbagliava durante le prove dei brani musicali.

Giampaolo Badin lascerà il materiale, raccolto dal padre nella cassetta d’ordinanza, al Museo degli Alpini di Lugagnano.

About Renato Salvetti

Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come Assessore e Sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune dal dopoguerra ed ha collaborato a pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.

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