“Palla lunga e pedalare”, a Sona una serata straordinaria. “E quella volta che Maradona…”

Un conto è vederli nelle figurine Panini o nelle immagini in bianco e nero dei 90esimo Minuto degli anni 70’ e 80’ o mentre solcano i prati verdi degli stadi italiani o con la maglia della Nazionale addosso, ed un altro è vederli e sentirli parlare dal vivo. Quando erano calciatori in attività scatenavano le passioni calcistiche dei tifosi, ora che sono signori un po’ attempati e che si presentano al pubblico nella loro intimità di uomini scaldano il cuore.

Bellissima serata quella di venerdì 30 novembre al Teatro Parrocchiale di Sona, magistralmente ideata e condotta dal Giornalista nostro Concittadino Raffaele “Lele” Tomelleri. Attorno ad un tavolo posizionato al centro del palco, apparecchiato proprio come un tavolo sul quale si consuma un bicchiere di vino, un pezzo di pane e una fetta di salame, si sono confrontati, stimolati e in alcuni casi simpaticamente “punzecchiati” tra loro  personaggi noti dello sport italiano quali l’allenatore Nevio Scala, i giocatori Beppe Savoldi ed Eraldo Pecci, i giornalisti Gianni Mura, storica firma del calcio italiano e il nostro Raffaele Tomelleri altrettanto storica firma del Calcio Veronese.

Titolo della serata  era “Palla lunga e pedalare… a teatro”. Rappresenta una delle tante tappe itineranti di una splendida iniziativa culturale e di costume che porta personaggi famosi del mondo dello sport e del giornalismo a raccontarsi davanti al pubblico. Fuori dagli schemi dettati da rigidi protocolli di etichetta imposti dal bon ton giornalistico e dagli uffici stampa delle società calcistiche. Al naturale, così come viene, in maniera simpatica, spontanea e, soprattutto, umanamente coinvolgente. E che a Sona è stata organizzata con l’Assessorato alla Cultura del Comune.

Parliamo di persone (gli sportivi) che hanno vissuto epopee calcistiche di altri tempi e di giornalisti che hanno raccontato un calcio che oramai non c’è più. Per chi come me quelle epopee le ha vissute da giovanissimo tifoso e praticante di calcio è stato veramente bellissimo. Personaggi così famosi, apparentemente inavvicinabili, professionisti integerrimi, gente che vedevi alla TV o sulle figurine Panini, idoli ed esempi a cui ispirarsi a nudo nei loro sentimenti, nei racconti più intimi e belli della loro carriera beh… E’ stato veramente un tuffo al cuore!

Scopri il “generale” Nevio Scala, allenatore dei grandi successi del Parma della Parmalat, che racconta dei suoi rapporti con la dirigenza Tanzi e di come, anche dietro l’acquisto di un calciatore sconosciuto o anonimo come il portiere brasiliano Tafarel (rivelatosi poi comunque un buon portiere) ci fosse dietro un giro d’affari di milioni di ettolitri di latte venduti dalla Parmalat in Brasile. O di come l’acquisto del pallone d’oro il bulgaro  Hristo Stoičkov da lui fortemente osteggiato, ci fossero comunque manovre per cercare di portare il più possibile abbonamenti alla società senza contare che, un giocatore di questo tipo con un carattere estremamente difficile, avrebbe poi devastato le dinamiche di equilibrio all’interno dello spogliatoio. Ma quello che emerge in questi suoi racconti è la forza morale di un allenatore che rappresenta un vero e proprio signore per stile, tenacia, coerenza ed integrità.  Ora un rinomato produttore di vino che ha traslato la sua etica nel mondo imprenditoriale.

Poi senti parlare Beppe Savoldi, che ora ha anche scritto un libro, al centro di uno dei trasferimenti calcistici più costosi del passato quando venne acquistato dal Napoli di Ferlaino. Savoldi era uno che le rete le gonfiava, e molto! Attaccante di razza, piccolo di statura ma esplosivo atleticamente. Il colpo di testa era il suo fiore all’occhiello.  Racconta dei suoi trascorsi Napoli, una città devastata dal punto di vista sociale a ammalata di passione per il calcio. Quelli sia stati per lui anni indimenticabili perché dietro le grandi passioni nascono amicizie, storie di vita e storie sportive straordinariamente umane. Si, straordinariamente umane!  Tanto attaccato al suo vissuto Napoli che quando Graziano Beghini, splendido intrattenitore musicale della serata, intona “Cumme Se Fa” di Gaspare Murolo  Beppe si avvina a canta assieme a lui. Spontaneità, come si può vedere nel VIDEO in fondo a questo articolo.

Poi scopri in Eraldo Pecci, un verace Emiliano dalla cadenza molto accentuata, un uomo istrionico, spassosissimo, sarcastico. E’ stato una colonna del Torino che nel 1976, sotto la guida di Gigi Radice, vinse lo scudetto proprio all’ultima giornata davanti agli acerrimi nemici della Juventus. Anche lui uno che di campi importanti ne ha calcati tanti. Ha avuto l’onore di giocare al Napoli a fianco di un certo Diego Armando Maradona. Di cui non ha raccontato gli eccessi e la vita sregolata, ma quello che umanamente questo giocatore straordinario ha rappresentato per i compagni di squadra: una spalla su cui appoggiarsi, un motivatore, uno che aveva rispetto anche di chi aveva i “piedi di legno” e che a malapena avrebbe potuto portare il secchiello con la spugna al “divino Diego”. Un aneddoto: abbiamo ben visibile tutti nella mente la famosa punizione che Maradona, il 3 novembre del 1985, segnò alla Juventus da un posizione impossibile. Defilato a sinistra dell’area piccola, per segnare da li serviva il compasso o, appunto, il piede di Maradona. Racconta Pecci: “Diego mi disse: Eraldo spostamela leggermente a sinistra… Io gli risposi: Diego, ma cosa vuoi che sposti, non ci passa nemmeno un ago da li, mettila in mezzo! Maradona insistette: Eraldo, stai zitto! Fai quello che ti dico e non rompere le scatole!”.

Cosa accadde dopo il leggero spostamento a destra della palla effettuato da Pecci a favore di Maradona lo sappiamo tutti: una pennellata che solo un artista della pelota era in grado di fare consegnò alla storia uno dei più bei gol di sempre! Ancora: “Mi sono veramente sentito importante dopo aver assistito a i dialoghi tra due ragazzini che stavano giocando con  le figurine Panini. Uno disse all’altro: ti do due figurine di Salvoldi, una di Mazzola ed una di Rivera per un Pecci!!!”. Fantastico Eraldo, deve essere stato un grande uomo di spogliatoio. Queste storie, con questa intensità emotiva ed umana, non le hai mai sentite raccontare da nessun notiziario sportivo.

Infine Gianni Mura. Un giornalista apparentemente scorbutico ma molto gioviale e finemente sottile nelle sue digressioni. Una firma famosa, appartenente ad una generazione di giornalisti dal volto umano, alla ricerca più degli aspetti umani e intimi delle storie di vita più che allo schema in campo, alla elucubrazione tecnica o altro. Ha raccontato di come fosse una volta molto più semplice parlare con giocatori e dirigenti sportivi, poche le barriere imposte, più spontaneità nel raccontare, meno pressione di critica, politica od altro. Erano i tempi in cui Beppe Viola intervistava Gianni Rivera sul tram a Milano o quando Gianni Brera, con la sua proverbiale pipa e il bottiglione di rosso sul tavolo, ammaliava lo spettatore con la sua fine, arguta, tagliente e spontanea dialettica. Gianni Mura appartiene a questa generazione.

Cosa raccogliere da questa serata. Fossi un educatore o un dirigente sportivo mi sarei fatto un bel bagno di valori sportivi , valori etici, semplicità di vivere l’atto sportivo, spontaneità. Cose che si notano poco nel movimento sportivo italiano dei nostri tempi, in particolare quello calcistico. La tensione verso la performance, il risultato, la celebrazione della vittoria a tutti i costi e a tutti i livelli, dalla Serie A alle squadre primi calci dei nostri paesi, lascia strascichi di occasioni perdute dietro di se per formare prima di tutto uomini (o donne) prima che atleti. Per creare una cultura in cui il rispetto, l’educazione, il sentirsi squadra e l’avere la complicità di una squadra, l’essere fonte di aggregazione invece che di disgregazione siano fondanti. I risultati sportivi possono essere una conseguenza. Non voglio generalizzare, ci sono anche esempi virtuosi sia a livello Nazionale che locale. Ma quella cui abbiamo assistito Venerdì sera è stata una vera e proprio lezione di vita sportiva e di valori umani. Non si potrebbe tornare a quel calcio? Magari, ma è purtroppo impossibile.

About Alfredo Cottini

Nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Residente a Lugagnano sin dalla nascita, un figlio. Diplomato in Informatica presso l'ITIS G. Marconi di Verona. Attivo nel volontariato da 24 anni come socio attivo nell'Associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui è attualmente Vice Presidente e responsabile delle Pubbliche Relazioni. E' consigliere della Pro Loco di Sona. E' tra gli ideatori del progetto Associazioni di Sona in rete attivato nel settembre 2014.

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