Vandalismo e (è) noia? Il valore delle cose e i nostri ragazzi, una riflessione che vale anche per Sona

Si sentono spesso notizie di atti di vandalismo da parte di ragazzi; anche nel nostro Comune abbiamo avuto alcuni episodi (nella foto vandalismi recenti al Monumento ai Caduti di Lugagnano). Quando gli autori vengono scoperti la loro giustificazione, il più delle volte, è semplicemente la noia, il non sapere che cosa fare; non c’è motivazione.

Non credo che ci siano particolari ideologie nel compiere atti vandalici, anzi, probabilmente, è proprio la mancanza di idee che porta a compiere quei gesti. Ma dietro che cosa c’è?

Perché questo scarso rispetto delle cose pubbliche? Perché sono di tutti e non le sento anche mie? O forse c’è, in generale, uno scarso rispetto per le cose, sia proprie sia altrui?

Siamo abituati, anche in famiglia, che se si rompe una “roba”, come direbbe Giovanni Verga, se ne compra subito un’altra, spesso anche prima che si rompa. Le cose non vengono sudate, desiderate, agognate, anzi abbiamo molto di più di quello di cui abbiamo bisogno.

Gli oggetti hanno, quindi, perso valore sia intrinseco che estrinseco, poche cose hanno un valore sentimentale ormai. I bambini, quindi, fin da piccoli non si preoccupano se rompono un giocattolo perché ne hanno altri mille e nemmeno i genitori danno peso alla cosa. Se da una parte può essere bello non avere un attaccamento morboso alla “roba” dall’altra il non dare più valore alle cose è non dare più valore al lavoro che è servito per acquistare o costruire quelle cose.

Se io mi rendessi conto che quel gioco o quel vestito è costato una settimana o un mese di lavoro a mio padre o a mia madre dovrei aver rispetto di quell’oggetto non tanto per l’oggetto in sé ma perché ho rispetto del lavoro di mio padre e di mia madre.

Crescendo con questa mentalità mi renderei conto che la piazza in cui mi trovo, il parco, la strada su cui cammino è costata sudore e fatica a qualcuno. Se poi, magari, sono abituato anche ad aiutare in casa potrei capire ancora di più qual è la fatica di fare un lavoro.

Tornando agli atti di vandalismo, penso sia obbligatorio fare anche un’altra riflessione. Se prendiamo in considerazione la qualità e l’efficienza di un moderno telefono smartphone stando sempre e solo in un negozio di riparazioni avremmo l’idea che tutti gli smartphone sono di qualità scadente perché, ovviamente, quelli che vediamo lì sono tutti guasti e non sappiamo quanti ce ne sono fuori che funzionano benissimo e senza problemi. Ma non sono forse la maggioranza quelli che funzionano bene?

Lo stesso vale per i ragazzi, contro poche decine che si comportano male e di cui scrivono i giornali quante centinaia ce ne sono che si comportano invece bene?

Sarà banale da dire ma come fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce, anche nel caso degli atti di vandalismo possiamo dire che fa più notizia l’atto di vandalismo che non tutti i ragazzi che si trovano regolarmente in piazza e non fanno nessun danno.

Tenendo ben presente questo concetto, non possiamo, comunque, non pensare a quei pochi ragazzi che fanno notizia. Si tratta, comunque, di persone e non di numeri statistici che, evidentemente, un disagio lo manifestano e forse ci stanno chiedendo qualcosa.

Magari, inconsciamente, chiedono proprio di essere notati e di essere considerati; probabilmente sarà loro utile anche l’essere puniti, capire che ci sono delle conseguenze a determinate azioni. Poi dopo la “punizione” che dovrebbe essere di tipo educativo proviamo a pensare a cosa possiamo offrire a questi ragazzi che sono annoiati e che non sanno cosa fare. Ci sono spazi di aggregazione, oltre ai bar o anche all’interno dei bar, che offrono momenti di sano svago?

È bello che i ragazzi abbiano voglia di stare insieme ed è giusto che possano starci anche senza attività strutturate, ma ci sono gli spazi per loro? Ci lamentiamo che non hanno più relazioni vere ma solo virtuali ma noi cerchiamo di agevolare questa loro voglia di stare insieme?

Facciamo loro conoscere le iniziative del nostro Comune o della Parrocchia e pensiamone di nuove a loro misura. Vediamo di fare in modo che non ci siano più alberi che cadono curandoli e rinvigorendo le loro radici in modo che possano crescere insieme al resto della nostra foresta.

About Manuela Taietta

Nata a Verona risiede a Lugagnano dal 1996. Sposata con Alessandro ha due figli, Matteo e Michele. Collabora nella gestione dello Studio Tecnico del marito. Amante della montagna, della vita all'aria aperta e della lettura.

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