Un anno più sociale e meno social a Sona. Gli auguri del Baco per il 2018

Il 2018 bussa alla porta, e come di consueto, è tempo di bilanci.

Da qualche anno ho sviluppato un rituale personale per il 31 dicembre: su un foglio scrivo i più bei momenti dell’anno, su un altro i più brutti, sul terzo i famigerati buoni propositi per l’anno nuovo (di solito sono sempre gli stessi). Lungi dal riproporne uno in versione sociale, penso sia più opportuno condividere con i lettori le mie aspettative e i miei auspici sull’anno che verrà per il territorio di Sona.

Cosa mi aspetto da questo 2018? Mi aspetto che le buone prassi in ambito socio-educativo continuino, innanzitutto.

Magari per qualcuno potrà sembrare banale o scontato, ma in tempi in cui siamo abituati al “tutto e subito”, a delegare responsabilità e ad annoiarci molto facilmente, credo che mantenere vive le iniziative provenienti dal territorio sia già un enorme risultato.

Senza considerare il fatto che tutti noi coinvolti nel sociale, professionisti, volontari, cittadini, alla fine di ogni attività ci chiediamo spesso, quasi con vergogna anche solo per averlo pensato: ma ne vale la pena, fare tutta questa fatica, per ottenere quasi sempre meno di quello che ci aspettavamo? Qualcuno molla, perché non ci crede più, o semplicemente perché troppo stanco, e allora diventa difficile mantenere alta la motivazione. Quindi credetemi: la continuità non è affatto semplice.

Sinceramente, le mie aspettative si fermano qui. Mi piace definirmi una grande sognatrice, ma con un piede per terra. Certo mi auguro che alcune cose migliorino, ma poiché non dipendono soltanto da me, posso solo sperare. E. Bloch, filosofo tedesco, scriveva: “la speranza non è il sentimento dell’intelletto contemplativo che prende le cose così come sono e stanno, ma quello della ragione partecipe e attiva che prende le cose come vanno per farle andare meglio.” La speranza quindi non allontana dalla realtà, ma si nutre della passione del possibile.

Sulla base di quello che ho potuto vedere nel corso del 2017, spero che i giovani aderiscano maggiormente alle iniziative del territorio, che sono davvero tante, e spesso poco conosciute, ma soprattutto che capiscano l’importanza della loro partecipazione all’interno della comunità; che gli spazi pubblici presenti nel Comune di Sona siano maggiormente animati; che i nuclei famigliari più fragili non esitino a chiedere aiuto, ma si sappiano mettere in gioco (non si può aiutare chi non vuole aiutarsi); che tutta la cittadinanza non si blocchi a fare polemiche sulle elezioni, ma si dedichi a costruire in modo riflessivo e condiviso il futuro del territorio; che si usi meno facebook e ci si incontri di più in strada; che a forza di sperare non mi vengano le rughe. Ah, forse quest’ultimo punto meglio metterlo anche nella lista dei buoni propositi personali.

A tutti un buon inizio 2018, dalla banda del Baco.

PS.: il foglio dei momenti più brutti, io di solito lo brucio insieme ai fuochi d’artificio.

About Glenda Orlandi

Classe 1988, dopo la laurea triennale in Dams - cinema a Bologna si laurea in Scienze del Servizio Sociale a Verona. Attualmente laureanda alla magistrale di Scienze Pedagogiche. Appassionata di cinema, di danza e di sociale, nonostante la sua natura introversa, lavora sul territorio al progetto ABC della cooperativa Azalea, in collaborazione con il Comune di Sona. Se vedete una in tuta al cellulare che va in giro per il quartiere, molto probabilmente è lei.

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