Se i ragazzi di Lugagnano ci ricordano che nessun uomo è un’isola. Riflessioni su un concorso

Il grande poeta John Donne, vissuto a cavallo tra il 1500 ed il 1600, scrive che “Nessun uomo è un’isola, completo in se stesso; ogni uomo è un pezzo del continente, una parte del tutto.”. Una considerazione semplice ma che, se ragionata nella sua piena portata, ha un impatto formidabile, tanto che lo stesso Hemingway la pone come incipit del suo capolavoro Per chi suona la campana.

Una considerazione che, inevitabilmente, è emersa anche dal tavolo di lavoro della giuria indicata per valutare i lavori dei bambini e dei ragazzi di Lugagnano in occasione del concorso “Il quartiere che vorrei”, organizzato dal Progetto ABC in collaborazione con il Comune di Sona.

Del concorso e delle belle opere premiate parleremo nei prossimi giorni, ma quella che vogliamo fare qui è una riflessione più ampia, che ci riporta a John Donne.

La giuria del concorso “Il quartiere che vorrei”

La giuria è particolarmente rappresentativa della nostra comunità. Siedono infatti a quel tavolo il rettore dell’Università Popolare Nora Cinquetti, il Parroco di Lugagnano don Pietro Pasqualotto, Francesca Faccincani e Rosalia Falconetti che sono due educatrici del Comune, Caterina Busatta che è un Capo Scout, il Presidente dei Negozi Associati di Lugagnano Gianfranco Tietto, il Consigliere comunale Mattia Leoni e l’operatrice ABC e anima del progetto Glenda Orlandi. Oltre a chi scrive, presente come Direttore de Il Baco da Seta.

Dalla bella discussione che ha preceduto la votazione vera e propria, ciò che è emersa potente è proprio la singolarità dello sguardo che quei bambini e quei ragazzi degli ultimi anni delle elementari e dei primi delle medie hanno posato sulla nostra comunità.

Se avessimo fatto la stessa domanda, “com’è il quartiere che vorrei”, ad un gruppo ampio di adulti le risposte che avremmo ottenuto sarebbero state, per la gran maggior parte, sicuramente fortemente critiche, pessimistiche, disilluse, senza speranza. Rabbiose, Tutto un faticose e sterile concentrarsi, quello di noi adulti, su cosa non va, su cosa non funzioni, su come il nostro mondo (qui parliamo di Lugagnano ma in realtà parliamo di ovunque) appaia come un groviglio di egoismi e di negatività inestricabile. E quindi perché impegnarsi, perché proporre e partecipare? Tanto tutto comunque andrà male, tutto fa schifo, tutto è ormai perduto. Questo sarebbe emerso, senza alcun dubbio.

Ed invece quei bambini e quei ragazzi, con disegni, plastici e video, hanno valutato il loro ambiente di vita non con uno sguardo alieno, dall’alto, esterno, estraneo, solo giudicante. Ma, invece, ponendosi volutamente e fortemente al centro del contesto in cui vivono. Non osservatori ma parte della comunità a pieno titolo.

E quindi, pur non risparmiando di segnalare aspetti che non vanno o situazioni che dovrebbero essere migliorate, come richiedeva il concorso, lo hanno fatto con lo sguardo positivo di chi crede che insieme si può fare, che insieme si può cambiare. Che solo se ci sediamo a bordo strada e lasciamo che tutto vada a rotoli, solo in quel caso tutto è veramente perduto.

Una lezione semplice ma straordinaria, pur impartita con gli strumenti limitati consentiti dall’età degli autori, che deve farci riflettere. Deve far riflettere noi adulti. Solo se ci stiamo dentro, solo se ci crediamo, solo se ciò che è pubblico lo sentiamo anche nostro in maniera positiva, fattiva, allora vi è terreno fertile di crescita. Abbassiamo gli occhi ai nostri ragazzi, una strada la sanno indicare.

Perché nessuno di noi, fortunatamente, è un’isola. E quando la campana suona, suona anche per te.

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è uno dei quattro fondatori del Baco. Dal 2008 ricopre il ruolo di Presidente.

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