Prevenzione e sicurezza: gli eventi territoriali di Sona alla prova dei fatti. Siamo pronti?

Un incontro con il Vice Prefetto di Verona Tortorella, al quale hanno partecipato rappresentanti e funzionari dell’Amministrazione comunale e della Proloco di Sona, è stato lo spunto per alcune riflessioni in merito all’argomento Safety & Security degli eventi che vengono organizzati in Provincia di Verona. Con focus specifico ovviamente sul territorio di Sona.

Breve premessa. L’argomento è tornato fortemente in voga a seguito dell’emanazione di una circolare del capo della Polizia Prefetto Franco Gabrielli del giugno scorso. Sulla spinta di quanto successo a Torino durante la finale di Champions League proiettata su schermo gigante in Piazza San Carlo, in questa circolare si ribadiva l’obbligatorietà di garantire sicurezza, ordine pubblico e salvaguardia dell’incolumità dei cittadini che partecipano agli eventi. Niente di nuovo sotto questo sole perché la circolare Gabrielli altro non ha fatto se non ribadire concetti espressi già nei Decreti Ministeriali del 1996 in materia di sicurezza degli eventi.

Ma perché quindi la circolare di Gabrielli ha creato così tanto allarmismo? La risposta sta nello “struzzismo”, specialità in cui l’italiano eccelle. E’ più semplice mettere la testa sotto la sabbia al verificarsi di un problema piuttosto che affrontare il problema. In questa specialità siamo dei veri fuoriclasse. Deve accadere sempre il patatràc perché qualcuno acquisisca la consapevolezza che ci sono delle responsabilità da assumersi.

L’allarmismo generato dalla circolare ha portato gli organizzatori di alcune manifestazioni della nostra provincia a preferire annullare l’evento invece che affrontare la tematica sicurezza di quell’evento. Casi di “struzzismo”? A mio avviso sì. A volte addossando addirittura la responsabilità dell’annullamento al Prefetto Gabrielli e affermando che regole così stringenti sono impossibili da applicare, adducendo complottismi per distruggere il tessuto del volontariato, lobbyismi dei commercianti e chi più ne ha più ne metta.

Partiamo da chi organizza eventi: il dichiarare una affluenza inferiore alle 200 persone è una prassi comune. Perché così si aggirano gli “ostacoli” della burocrazia che impone l’assistenza sanitaria, l’assistenza antincendio, la convocazione della Commissione di Pubblico Spettacolo, ecc. Statistiche dicono che fatti 100 gli eventi organizzati è più del 90% la quota di quelli che dichiarano una affluenza di meno di 200 persone. Inverosimile.

Nell’incontro con il prefetto è emersa una considerazione chiara, frutto anche di buon senso: tutti gli eventi hanno una componente di safety. A tutti gli eventi la salvaguardia dell’incolumità degli avventori (e degli organizzatori) deve essere garantita. Con un ovvio criterio di scalabilità: un concerto di Robin Williams ha un certo tipo di prescrizioni, una rappresentazione teatrale in un parco pubblico ne ha altre.

L’Associazione/Ente Pubblico/Ente Privato che organizza un evento è responsabile del buon funzionamento di quel evento. Il Presidente/Sindaco/Amministratore, in qualità di legale rappresentante, è il responsabile che appone la propria firma sui documenti. In caso di problemi ne risponde in prima persona. Ma se ha messo in atto i comportamenti corretti in termini di safety & security non ha nulla di cui temere al verificarsi di un sinistro.

Valichi di accesso alla sagra parrocchiale di Lugagnano di luglio.

L’Amministrazione Comunale svolge un ruolo di primo piano in questi circolo virtuoso: ha compiti autorizzativi e di controllo. Con l’introduzione delle pratiche SUAP il processo autorizzativo è molto articolato e complesso. Il Comune, attraverso i propri uffici vaglia le richieste e, in caso di necessità, convoca la Commissione di Pubblico Spettacolo. Ma non solo: ha compiti di controllo del rispetto delle prescrizioni dell’evento arrivando, in estrema ratio, a sospenderlo.

Rileggendo queste righe ho quasi la sensazione di aver trasmesso l’idea che la sicurezza degli eventi sia un processo a compartimenti stagni: di qua la Prefettura, di là il Comune, dall’altra parte ancora coloro che organizzano eventi. Ognuno fa il suo compito, le strade poi si incrociano, spesso si scontrano e con molta difficoltà e non senza strascichi arrivano fare più o meno quello che deve essere fatto. Innegabilmente questa è la realtà diffusa o quantomeno lo è stata fino ad oggi: si cerca di “scivolare via” un po’ tutti dalle proprie responsabilità, addossando a chi viene dopo la propria responsabilità.

Le tovagliette della Sagra di Lugagnano, con l’indicazione “Evento in regola con le vigenti norme di sicurezza”.

E una provocazione la mia, ma chi conosce la filiera della organizzazione di eventi sa bene che, nel dire questo, non sto prendendo fischi per fiaschi. Abbiamo bisogno principalmente di un cambiamento di mentalità che parte dal concetto di assunzione di responsabilità.

A partire dal Ministero degli Interni e poi la Prefettura che hanno la responsabilità di emanare decreti e circolari che siano chiare ed attuabili. Quindi i Comuni che si devono assumere la responsabilità di essere competenti in materia, disponibili nel supportare le realtà territoriali che organizzano eventi, chiari nel valutare e prendere decisioni.

Poi le organizzazioni. Serve un’assunzione di responsabilità. Non viene richiesto niente di più di quello che è necessario fare. Ripeto, che non è la circolare Gabrielli che ha spaccato il sistema, la sicurezza è una cosa dovuta negli eventi. E dove non ci sono le competenze per gestire le problematiche della sicurezza si possono trovare. Questo vale anche per i Comuni.

Altra affermazione frequente: “se devo pagare anche la sicurezza è meglio non fare niente!”. In discorso è diverso: se non si è in grado di organizzare un evento sicuro l’evento non si può fare. Lo dicono la legge e il buon senso. Ma i costi incidono sulla manifestazione se ogni evento va per la propria strada. Se invece gli oneri della sicurezza sono condivisi tra tutti gli eventi del territorio l’economia di scala rende il mostro meno brutto di quel che sembra. Diventa più semplice creare sinergia di competenze, collaborazioni, strumenti, beni, tecnologie e soluzioni. Quello che si fa per il bene della comunità non ha veri padroni o diritti di autore. Basta con il tenere stretto il proprio valore come fosse un bene primario da difendere! Sono arrivati altri tempi da vivere.

Infine mi sia concessa la possibilità di spezzare una lancia a favore della Pro Loco di Sona. In tempi non sospetti (giugno 2016) ha organizzato l’evento Sona Food & Wine Festival che aveva standard di sicurezza vicini al 90% delle prescrizioni obbligatorie. Nell’edizione di quest’anno si è arrivati molto vicini al 100%. Questa voglia di fare bene le cose, essere il più possibile vicini a quanto previsto dalla normativa, mettere al centro la sicurezza degli ospiti è stata fatta oggetto di accuse di eccessivo protagonismo e finanche derisa.

Quanto, invece, fatto al Sona F&W Festival ha costituito l’ossatura della sicurezza dell’ultima Sagra di Lugagnano di luglio e costituirà quella per altri eventi a venire. I tuttologi del fare a parole sono serviti.

About Alfredo Cottini

Nato a Bussolengo l'8 ottobre 1966. Residente a Lugagnano sin dalla nascita, un figlio. Diplomato in Informatica presso l'ITIS G. Marconi di Verona. Attivo nel volontariato da 24 anni come socio attivo nell'Associazione Servizio Operativo Sanitario, di cui è attualmente Vice Presidente e responsabile delle Pubbliche Relazioni. E' consigliere della Pro Loco di Sona. E' tra gli ideatori del progetto Associazioni di Sona in rete attivato nel settembre 2014.

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