Per amore, solo per amore. La sfida di accudire un anziano, anche a Sona

La nostra società sta diventando sempre più vecchia. Non è una novità, lo sentiamo dire ormai da decenni. È sicuramente un dato positivo perché vuol dire che la qualità della vita è migliorata molto dal secondo dopoguerra. Si arriva ad una età, che per i nostri nonni era vecchiaia, ancora in buona salute e con molte energie e interessi.

A ottant’anni si può ancora avere una vita in piena autonomia, sia fisica che mentale. Ad un certo punto, però, il declino diventa ineluttabile e ci si inoltra nella vera vecchiaia nella quale non si è più pienamente autonomi negli atti quotidiani e la testa, anche in assenza di vere e proprie patologie, non funziona più bene. Ed è qui che cominciano i problemi.

Sempre più spesso, i figli che devono occuparsi dei genitori non sono più tanto giovani e, magari, stanno ancora lavorando ed hanno ancora dei figli o nipoti da accudire.

La loro vita è ancora frenetica e piena di doveri e impegni per cui, spesso, si verificano situazioni in cui assistere al proprio genitore è solo un dovere, un impegno in più, una seccatura da dover incastrare nel puzzle, già complicato, della vita quotidiana.

E allora più che sentimenti di compassione per questi genitori che dolorosamente sentono, più o meno coscientemente, di perdere la loro autonomia, si avvertono sentimenti di rabbia e insofferenza. Si entra in un circolo vizioso in cui la rabbia e l’insofferenza non riescono più ad essere mascherate, traspaiono ai genitori e provocano in loro sentimenti di delusione e altrettanta rabbia nel sentirsi “un peso”.

Le discussioni per la spesa, il bucato, la gestione della casa, le pulizie, i soldi, le visite mediche, ecc. non sono forse solo inutili prese di posizione? Siamo veramente convinti che valga la pena imporre la nostra logica alla fragilità dell’anziano?

Spesso quello che ci dà più fastidio è vedere che gli atteggiamenti dei genitori sono in contrasto con l’idea e l’idealizzazione che abbiamo di loro e con la nostra logica. Non sopportiamo il fatto che i genitori siano tornati bambini che vogliono essere adulti e facciamo fatica a prenderci la responsabilità di decisioni a volte “difficili”  come quando imponiamo ai nostri figli comportamenti che riteniamo essenziali per la loro salute, crescita o educazione.

Parimenti, si deve “mollare” su scelte, decisioni o fissazioni che non influiscono sulla salute o sulla sicurezza per evitare inutili e continui litigi. Anche a Sona, anche nel nostro Comune, sono tante le segnalazioni che ci arrivano di rapporti difficili, di anziani di fatto abbandonati, di famiglie in bilico.

Le variabili sono molteplici ed ognuno ha le sue sfumature e modalità di vivere sia la vecchiaia sia l’accudimento, ma quando sentiamo che il sentimento predominante è la rabbia o il senso di pesantezza per i doveri da svolgere dovremmo avere il coraggio di fermarci e cercare una soluzione. E se da soli non la troviamo o ci pare che proprio non ci sia dovremmo cercare qualcuno che ci aiuti. Materialmente ma forse ancor di più psicologicamente. Non siamo i soli a doverci occupare di un anziano, cerchiamo qualcuno, magari competente, con cui condividere le nostre difficoltà.

Non serve a nulla piangersi addosso o parlare solo con chi ci dice “poarin”, alimentando solo l’autocommiserazione che non fa bene a nessuno, né a noi né ai nostri genitori. Il discorso vale sia per chi è “solo vecchio” sia per chi ha patologie che aggravano il quadro. Dovremmo arrivare ad accettare l’invecchiamento, con tutte le sue conseguenze, ed accettare i limiti che pone, prima a noi che ai nostri genitori.

Dopo di ciò, quello che dovrebbe rimanere è solo amore, senza se e senza ma.

About Manuela Taietta

Nata a Verona risiede a Lugagnano dal 1996. Sposata con Alessandro ha due figli, Matteo e Michele. Collabora nella gestione dello Studio Tecnico del marito. Amante della montagna, della vita all'aria aperta e della lettura.