Metti una serata a parlare di emozioni con il più improbabile dei gruppi. Perché la vita è sempre una sfida

Mercoledì scorso io e mia moglie, incuriositi da un’iniziativa che abbiamo pubblicizzato come Baco, abbiamo deciso quasi casualmente – non vi era altro da fare, cosa rara – di provare a partecipare ad “EmotivaMente” in sala lettura a Lugagnano. L’idea è semplice ma geniale: un gruppo di lettura emozioni, pensato da un giovane uomo di Mancalacqua e realizzato dal progetto ABC, con il Comune di Sona.

Quello di mercoledì era il loro secondo incontro, e quando siamo arrivati certo la situazione non prometteva bene. Almeno non secondo i parametri con i quali usualmente pesiamo e valutiamo le cose della vita. Oltre a noi due erano, infatti, presenti solo l’ideatore dell’iniziativa, Michele, e Glenda, operatrice ABC che agisce a Lugagnano. Una bottiglia d’acqua, una bibita e qualche cioccolatino ad accoglierci. Tutto in realtà un po’ freddo.

Eppure dopo qualche istante di imbarazzo, e dopo aver atteso (vanamente) l’arrivo di qualche altro temerario partecipante, la serata ha preso inizio. E che inizio.

Quello di cui siamo stati partecipi è stato, infatti, uno di quei piccolissimi, nascosti, invisibili miracoli che, fortunatamente, capita ancora di vivere nelle pieghe delle nostre esistenze sempre irrimediabilmente compresse da cose da fare e da impegni a cui dare corso. Michele ci ha presi per mano e ci ha condotti, tutti quattro, in una dimensione emozionale del tutto slegata dai fardelli con i quali siamo entrati in quella sala.

Ha iniziato a parlarci con disarmante franchezza di cosa siano per lui le emozioni, di quanto sia difficile per lui vivere alcune forme di relazione interpersonale, per fragilità personali e per fatiche biografiche. Aprendosi a noi con alcune domande tanto semplici quanto profonde, che prima poneva a se stesso e poi riversava a piene mani su noi. Si può essere felici nella solitudine? Cos’è un’emozione? Perché è difficile capirsi tra persone? Qual è la prima cosa che ti viene in mente se ti chiedo cosa sia per te la felicità? Perché siamo come siamo e perché non sappiamo accettarci per come siamo? Domande.

Eravamo un gruppo assolutamente improbabile, persone che mai nemmeno avevano bevuto un caffè tutti quattro assieme, figuriamoci parlare del proprio intimo più prezioso. Eppure Michele, con la sua sofferta semplicità ma chiarissima visione, ha saputo trovare le chiavi perché quell’ora e mezza si trasformasse in un momento importante, dove ognuno dei quattro – a modo proprio, come è bello e raro che sia – ha dato e ha ricevuto.

Quattro percorsi di vita differenti, quattro età, due uomini e due donne, quattro modi di vedere le cose, fatiche e sensibilità lontane. Eppure condivise attorno ad un tavolo di plastica, in una sera di aprile quasi estiva. Perché, anche se non ci crediamo quasi più, quello che ci unisce è immensamente più di quello che sembra separarci. E riscoprirlo scalda il cuore.

Alla fine una pacca sulla spalla, una foto un po’ sgranata ed una stretta di mano hanno chiuso la serata. E quasi è riaffiorato un po’ di quell’imbarazzo iniziale, come se una porta si fosse chiusa e fossimo tornati ognuno al proprio ruolo. Eppure, quando ci siamo salutati era evidente come fossimo tutti consapevoli di aver vissuto un momento forte, un momento solo nostro. Per poi riprendere ognuno la propria strada, con però un briciolo di consapevolezza in più.

Vincent van Gogh tenne con il fratello Theodorus una fittissima corrispondenza, iniziata nel 1872 e finita con la morte dell’artista nel 1890. Questo epistolario rappresenta uno straordinario strumento per entrare nella mente di un’artista tra i più geniali e tormentati della storia. In una di queste lettere, spedita da Arles nel settembre del 1888, Van Gogh scrive al fratello che “così trascorre la vita, e la vita è troppo breve per fare tutto”. Ecco, Michele ci ha spiegato, con i suoi modi non solo verbali, che tentare di fare tutto non è solo impossibile, è proprio un errore. Essenziale è concentrarci invece su ciò che conta veramente. Non dimenticando di guardarci dentro, per non perdere il contatto con noi stessi, e, al contempo, non rinunciando a riconoscerci in chi ci circonda. Magari una sera di aprile in una sala lettura.

A proposito, forse a qualcuno, qui in conclusione, sarà magari venuta la curiosità di sapere come abbiamo risposto alle domande che ci siamo posti, cosa ci siamo detti. Se così fosse, Michele vi aspetta. Martedì 8 maggio alle 21 in sala lettura a Lugagnano.

Ne vale la pena.

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è uno dei quattro fondatori del Baco. Dal 2008 ricopre il ruolo di Presidente.

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