Le festività e il dolore di chi a Sona ha perso una persona cara. L’importanza di esserci

L’anno che sta per chiudersi è stato segnato nel Comune di Sona da lutti dolorosi, che hanno colpito tante famiglie. Che hanno colpito tanti di noi.

Non è giusto, né possibile, dare pesi differenti al dolore per la perdita di una persona cara, ogni scomparsa, ad ogni età, ha un valore assoluto in quanto ogni vita è irripetibile. Altrettanto vero è, però, che alcune morti, inevitabilmente, creano abissi di sofferenza per il vuoto immenso che portano in una famiglia, in un rapporto. E sono soprattutto le morti troppo giovani di figli, di mariti, di mogli, di padri, di madri.

Tragedie che, purtroppo, abbiamo vissuto quest’anno tra di noi e che hanno colpito nostri amici e nostre amiche, nostri parenti, nostri vicini di casa, nostri concittadini. Che oggi, proprio oggi, si trovano ad affrontare questi giorni di festività con un’angoscia ed un dolore che fa a pugni con l’atmosfera scintillante e luminosa del Natale e del Fine Anno. Un trionfo di luci e di rituali di festa che non fanno altro che incidere nel dolore, che rendono ancora più buia e profonda l’oscurità in cui rischia di essere immerso chi è stato colpito da questi lutti.

Questi giorni di festa, dedicati allo stare assieme con chi si ama, si trasformano, inevitabilmente, in un tristissimo e angosciante amplificatore di dolore per chi vive sulla propria pelle perdite così importanti e così recenti. L’assenza che diventa una presenza concreta, rinnovando ogni sofferenza, proprio in questi giorni nei quali invece si celebra la vita.

Nel suo bellissimo “Racconto di Natale”, Dino Buzzati narra di una vigilia di Natale nella quale l’arcivescovo è pronto a sostare nella sua cattedrale ricolma di Dio. Il suo segretario, Don Valentino, vive però questa notte nella disperazione: corre alla ricerca di Dio, convinto di averlo fatto scappare, poiché non ha fatto entrare un poveretto nella cattedrale. La ricerca purtroppo non conduce a nessun risultato: Dio non si trova da nessuna parte, perché l’egoismo lo fa sparire da tutto il mondo. Solo quando Don Valentino ritornerà nella cattedrale lo ritroverà, accolto dall’arcivescovo tutto splendente di Dio. “Buon Natale a te, don Valentino” esclamò l’arcivescovo facendosi incontro, tutto recinto di Dio. “Benedetto ragazzo, ma dove ti eri cacciato? Si può sapere che cosa sei andato a cercar fuori in questa notte da lupi?”. Non era, infatti, la cattedrale a mancare di Dio, ma ad esserne privo era lo stesso Don Valentino.

Un messaggio semplice ma profondo, religioso ma anche laico, per ricordarci che il valore dei nostri rapporti non sta nella formalità dei luoghi, dei riti, delle frasi fatte, degli affetti da biglietto d’auguri, dei gesti vuoti. Solo credendoci, solo essendoci, solo non scappando, solo dimostrando nei fatti concreti reale vicinanza a chi ne ha bisogno possiamo aiutare a vivere certe assenze. Che non significa aiutare a superarle, ma almeno tenersi stretti uno all’altro per evitare di lasciarsi andare, di lasciarsi sparire.

“Piena di te è la curva del silenzio”, scriveva Neruda. Ricordiamoci di chi è rimasto solo.

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato sul territorio e con AIBI. Nella primavera del 2000 è uno dei quattro fondatori del Baco. Dal 2008 ricopre il ruolo di Presidente.

Related posts