Immagini o ricordi? Cosa resta delle nostre vacanze?

Feste in spiaggia, camminate in montagna, bagni nel mare, giornate al lago, visite di città importanti, borghi storici e capitali. Ovunque siamo stati quest’estate, abbiamo raccontato i momenti vissuti attraverso foto e video condivisi sui social.

Abbiamo comunicato ad una cerchia di amici o conoscenti più o meno stretta quanto in questi caldi mesi ci stavamo divertendo, quanto bello era il posto che avevamo di fronte; non per suscitare l’invidia degli altri (magari qualche cinico ci prova anche), ma per condividere un nostro momento. Vediamola così: una foto condivisa sui social è una sorta di cartolina digitale inviata a centinaia di contatti a costo zero ed in tempi rapidissimi. Bellissimo, no?

Mi sorge, però, una domanda (e poi, a domino, tante altre): e a noi cosa resta delle nostre vacanze? La risposta è generica, ma piuttosto diretta: immagini, per lo più. Avendo fotografato panorami mozzafiato ed i momenti più emozionanti, o semplicemente un po’ di tutto, è inevitabile che torniamo dalle ferie con anche un bagaglio multimediale non indifferente: foto e video tutti salvati nel nostro smartphone (o macchina fotografica).

Alla fotografia, in passato, è stata data una definizione pazzesca: “specchio dotato di memoria”. Nell’Ottocento l’invenzione della fotografia rappresentò una svolta epocale e folgorante, dato che divenne da quel momento possibile cristallizzare un istante durevolmente su un dispositivo, riducendo al minimo l’intervento dell’uomo. La realtà può, pertanto, essere descritta con un semplice tocco, senza dover far ricorso ad altre tecniche come la pittura o il disegno.

Le esperienze dei viaggi e l’arte della fotografia divennero ben presto un binomio rappresentante sia uno dei generi più comuni di questa tecnologia sia una tecnica di espressione efficacissima. Al giorno d’oggi, le gallerie delle immagini del nostro smartphone, ma anche i nostri profili social, diventano una sorta di diario di viaggio multimediale. Tornando alla domanda iniziale: di tutti questi album, che ce ne facciamo?

Stampiamo le foto e masterizziamo i video su DVD? Oppure salviamo tutto in un hard-disk? E poi, quando (ri)guardiamo le foto? Ci interesserà di nuovo il bicchiere di mojito fotografato in riva al mare?

[A proposito, vale la pena stampare la foto col bicchiere di mojito?]

E se teniamo tutto nell’archivio del nostro cellulare, scorreremo ancora l’elenco di foto scattate? Avremo tempo e voglia di farlo? Magari poi ce ne dimentichiamo e ne cancelliamo alcune per far spazio nella memoria digitale ad altre foto, sottoposte allo stesso destino: condivise, archiviate, dimenticate, cancellate. E così via.

La fotografia, allora, è ancora uno “specchio dotato di memoria” o sta semplicemente diventando un’abitudine (talvolta meccanica) di raccontare la realtà ed il presente?

Ho trovato qualche risposta nel brillante saggio di Michele Neri, “Photo Generation”: “In principio era l’immagine. Se il mondo cominciasse oggi, non esisterebbe descrizione più corretta. […] quale effetto avrà su di noi, sui nostri figli, come modificherà ciò che intendiamo per “memoria di noi”? Una colata d’immagini si spande sulle nostre giornate. Sono diventate l’alfabeto universale, il battito del tempo quotidiano, un’estensione luminosa di ogni evento, emozione, desiderio.

Un alfabeto composto da immagini. Una comunicazione costruita da foto e video. Tuttavia, non è detto che ciò sia un male o un fatto aberrante, perché dipende sempre da cosa comunichiamo ed in che modo; spetta a noi valutare quando sia necessario, conveniente ed opportuno farlo.

L’estate (o la vacanza in generale) può, pertanto, rappresentare un periodo favorevole per capire cosa vogliamo conservare nella memoria digitale e cosa nei nostri ricordi, cosa vogliamo raccontare e cosa vogliamo vivere. Capire, quindi, quando l’atto di fotografare diventa un atto significativo e voluto, e non meccanico e compulsivo.

In questo modo le immagini prodotte acquisteranno un peso ed un’importanza personale, in grado non solo di descrivere e fermare durevolmente quel momento, ma anche di far riaffiorare sentimenti, pensieri e sensazioni che ci appartengono e che viviamo.

L’immagine in copertina è una foto che ha scattato Renian Xhafa durante le vacanze che chi scrive ha condiviso con lui e con altri amici a Malta. Una foto che ci siamo divertiti a comporre.

About Gianmaria Busatta

Nato nel 1994 e residente a Lugagnano, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Don Mazza (VR) nel 2013, è laureato in Economia e commercio e frequenta il corso di laurea magistrale in Banca e finanza presso l'Università degli studi di Verona. Grande interesse per eventi culturali e politici, ha come passione più forte il cinema. Ha frequentato il corso Tandem "Cinema e letteratura" presso l'Università di Verona e i corsi "Capire il cinema" e "Scrivere cinema" presso la Biblioteca Civica di Verona.

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