Cosa resterà anche a Sona di questa caldissima estate 2017?

Era ieri maggio. Proprio ieri. Invece è già alle porte l’autunno, il poetico autunno molto più riposante della frizzante primavera (maledetta primavera). Che cosa resterà di questa lunga estate calda? Per cosa ricorderemo, in quest’epoca vorace e avara di ricordi affidati prevalentemente al virtuale, di questa stagione estiva 2017?

Una volta i nostri ricordi erano affidati agli album fotografici, i più meticolosi e creativi aggiungevano anche didascalie.

Mio padre scriveva dietro le fotografie, luogo e data e poi non si potevano incollare per non perdere il ricordo. Adesso quasi tutto rimane impresso nel cellulare e nei social, che come sappiamo sono strumenti effimeri, capaci di cancellare tutto nell’arco di un momento.

A proposito di social questa è stata la stagione sovrana dei selfie da meditazione: si prende una frase di un autore che non si è probabilmente mai letto, che parli di anima, delle nostre profondità, del senso della vita, e poi ci si fa una bella foto con deretano ben in vista. E giù like. (Ah come vorrei sapere se l’hanno mai letta una poesia di Alda Merini o un libro del pluricitato Coelho!).

Ma andiamo oltre. Forse sono solo più vecchia ma mi sembra che una volta le estati passassero più lentamente. Prevalentemente scandite dai giorni di vacanza vere per i più fortunati, e dalle sagre paesane. La Sagra di San Luigi a Lugagnano, quella di Mancalacqua, poi San Rocco, Sona, Palazzolo e San Giorgio in coda. La tournée delle feste di paese che prevedeva grande organizzazione di genitori e motorini. Ci si innamorava (ma forse anche oggi), si ascoltava musica, ci si dedicava, non sempre volontariamente, alle letture. Si viveva di più fuori che dentro a un display.

Questa estate nella tuttologia che ci contraddistingue ci siamo dedicati alle critiche al look delle first lady: chi è più elegante? La francese o l’americana? E Trump avrà o no il parrucchino?

Ma questa è stata anche l’estate delle foto di spalle. Tutte le ragazze che vogliono sentirsi alla moda, si fanno fotografare al tramonto di spalle, niente faccia. Mentre camminano guardano (lo immaginiamo perché il viso non si vede), l’infinito.

Mi sembra invece che questa estate non sia fermato l’odio, speravo a giugno in una pausa invece, ogni pretesto è stata ghiotta occasione per vomitarci addosso camionate di violenza insensata, tanto che proprio ad inizio di un torrido agosto il nostro Sindaco ha provato a richiamare tutti ad un comportamento più civile e responsabile. Inutilmente (non serve dirlo). Questa è stata un po’ la costante dell’estate.

Io per quel che ho potuto mi sono alleggerita: nelle letture, nell’uso dei social, nel bannare (come sono social) qualche amicizia, nel colore dei capelli, insomma ho tolto qualcosa invece di aggiungere.

A parte i chili che, quelli non si tolgono mai. Maledetti chili.

About Monia Cimichella

Nata a Fermo (AP) il 21 dicembre del 1968, vissuta a metà tra Lugagnano e il resto del mondo. Appesa da sempre tra l'imparare e l'insegnare, non a caso si occupa di formazione per adulti.

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