Bonus Cultura: opportunità o spreco? Una riflessione da Sona sui giovani e sul futuro di questo Paese

Nei giorni scorsi ha fatto molto discutere l’esternazione del ministro Bonisoli circa l’intenzione del governo di cancellare il Bonus Cultura, ideato nel 2016 e rivolto ai diciottenni. Il ministro appariva fortemente dubbioso sul proseguimento dell’iniziativa e favorevole al taglio di questa opportunità, che permette ai neomaggiorenni l’accesso ad una app, consentendo loro di spendere 500 euro in prodotti culturali: libri, musica, cinema, teatro, mostre, corsi di lingua straniera. Non è possibile invece sfruttare il bonus per acquistare prodotti tecnologici, quali, per esempio, computer o tablet.

Questa sorta di “borsellino virtuale” ha permesso ai ragazzi, dopo aver creato un’identità digitale (SPID), di entrare in un’ area riservata e generare buoni spesa elettronici, associati all’acquisto di beni e servizi.

Non tutto in questi due anni di erogazione è filato liscio; ci sono quelli che sono riusciti ad aggirare le regole e comprare altro, chi ha passato ad altri il proprio buono, chi non l’ha speso perché non interessato ai prodotti che si potevano acquistare. In effetti, secondo quanto riporta il quotidiano La Repubblica, a fine settembre 2017 solo il 61% dei diciottenni risulta aver richiesto il buono cultura. Probabilmente ciò è legato a problemi nella registrazione (ottenere la SPID non è esattamente facilissimo ed immediato per tutti) e al sistema un po’ macchinoso, ma forse anche a disinteresse. Se fosse stato possibile acquistare smartphone, è ipotizzabile che nessuno di quelli che hanno snobbato la “18app” si sarebbe fatto sfuggire l’occasione. Del resto, non avrebbe senso aprire anche all’elettronica perché si tratta, appunto, di un bonus cultura. E’ anche vero che non è stata fatta poi tanta pubblicità a questa opportunità e ciò viene dimostrato dalla confusione di molti adulti, che in questi giorni sentono parlare per la prima volta di “18app” in relazione ai tagli.

Il ministro dei Beni Culturali Bonisoli sosteneva in un primo momento che non fosse un buon modo per far venir fame di cultura ai giovani italiani. Eppure i dati rivelati da Confindustria dimostrano che il bonus ai diciottenni è uno strumento apprezzato dai più, efficace ed utile, visto che i ragazzi hanno speso oltre 260 milioni di euro tra libri, biglietti per eventi musicali e artistici, etc. Questo, tra l’altro, non ha fatto girare solo la cultura, ma anche l’economia ed è chiaro a tutti che il mondo dell’editoria e quello della musica in Italia non sono realtà poi così fiorenti.

È sorto il sospetto che l’accesso un po’ macchinoso, il disinteresse di una minoranza e la furbizia di chi ne ha approfittato per altri scopi siano solo una scusa qualunque per dire no e tagliare fondi. Sarebbe molto più costruttivo, se davvero si credesse nell’importanza di investire per i giovani e sui giovani, eventualmente ripensare il bonus o migliorare ciò che non va nel suo accesso e nella sua spendibilità. Se davvero molti ritengono sia meglio non riproporlo perché una parte dei ragazzi l’ha usato male o non se ne è servita affatto, potrebbe essere eventualmente un’idea assegnarlo solo per merito, per esempio in base al profitto scolastico (un po’ come funziona per le borse di studio).

In un Paese dove troppi giovani non vengono stimolati e leggono pochissimo, conoscono così così le lingue straniere, non terminano l’università, si cibano di tv spazzatura e fake news, bivaccano nei centri commerciali, sono costretti ad emigrare per trovare un impiego decente, la “18app” è un’iniziativa lodevole, un’opportunità per molti di aprire la mente, attraverso l’acquisto di un biglietto per una mostra o un concerto, un libro per prepararsi ai test universitari, un romanzo, un ingresso a teatro, la visita di un sito archeologico.

E’ triste che si giustifichi la volontà di smantellare il bonus ai diciottenni sostenendo che è uno spreco,quando per tante altre iniziative discutibili magicamente i soldi si trovano sempre. E’ una scelta svilente ed irresponsabile non investire sulla cultura, sui giovani, sul futuro di questo Paese.

Dopo un paio di giorni di polemiche accese e addirittura una petizione, il ministro ha ritrattato le sue infelici affermazioni e ha precisato che ha tutta l’intenzione di investire sui giovani, quindi pare che il bonus sarà salvato e verrà esteso anche ai futuri diciottenni. Sulla sua pagina Facebook Bonisoli precisa anche che i giovani “si meritano di più di un bonus una tantum”. Questo è ovvio, ma tra il niente (o quasi) e il bonus, meglio averli quei 500 euro da spendere in prodotti culturali. Poi è ovvio, e lo capiscono tutti, che ci vuole una progettualità a monte ben più ampia e attenta, ma, finchè la aspettiamo, la 18app è già un minuscolo passo.

La cultura prima di tutto. Speriamo anche la coerenza.

About Chiara Giacomi

Nata a Verona nel 1977, ha conseguito la laurea in Lettere presso l'Università di Verona e l'abilitazione all'insegnamento presso l'Università Ca' Foscari di Venezia. Sposata, con due figli, insegna Lettere al liceo.

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