“Vecchi e nuovi terrorismi”. A Lugagnano Rama ha coinvolto tutti, tra storia e filosofia

L’Università popolare e l’Assessorato alla Cultura hanno organizzato a Lugagnano lo scorso 15 febbraio un incontro pubblico con tema “Vecchi e nuovi terrorismi. Un confronto storico ed una analisi filosofica”, con relatore il Professor Marino Rama, docente di Storia e Filosofia presso l’Istituto Medi di Villafranca, ben noto ai cittadini del Comune per aver già tenuto negli anni interessanti relazioni in cinque incontri.

L’Assemblea è stata aperta dall’Assessore Gianmichele Bianco e dal Rettore Nora Cinquetti, che hanno salutato i presenti, presentando l’argomento della serata.

Il Professor Rama ha esordito citando l’attentato dell’italiano Felice Orsini, ritenuto il primo di natura terroristica dei tempi moderni. Orsini, a Parigi, fece esplodere una bomba il 14 gennaio 1858 al passaggio della carrozza di Napoleone III perché ritenuto “nemico” degli interessi nazionalistici del nostro Paese. L’Imperatore ed i congiunti rimasero illesi, vi furono però 12 morti e 150 feriti. L’Orsini venne ghigliottinato perchè ritenuto un terrorista, ma in Italia gli furono dedicati monumenti e strade, perché ritenuto un Patriota.

Con questo esempio, e con alcuni altri, l’oratore ha posto l’accento sul fatto che spesso chi è chiamato terrorista, nella propria Nazione o all’interno della propria etnia è considerato un eroe. E’ stato quindi posto il quesito: chi è allora il terrorista? E’ comunemente ritenuto terrorista chi utilizza la violenza, non operando per conto di uno Stato, con finalità di natura politica. Ed un secondo: vi può essere terrorismo di Stato?

L’oratore ha sostenuto che poiché alla base della sovranità di uno Stato c’è il monopolio della violenza, se è lo Stato stesso che la usa non può essere chiamato terrorista. Ma è sempre legittima si è chiesto l’oratore? La risposta è sì, perché è lo Stato stesso che decide quando e per quali ragioni è legittimato ad intervenire; lo Stato quindi se interviene con azioni di stampo terroristico è in guerra, non opera in qualità di terrorista.

Il Professor Rama a corredo di questa tesi ha citato gli esempi del comportamento della Francia in Algeria fra gli anni 1954-1962, che usò anche la tortura, di Saddam Hussein in Iraq, che usò il gas contro i concittadini nel 1988, dei bombardamenti durante la II guerra mondiale sulle città, anche con armi atomiche.

L’oratore è poi passato ad elencare le varie tipologie dei terrorismi.

Terrorismo Nazionalista, che si manifesta sul territorio dello Stato per il quale, per motivi patriottici, il terrorista ha scelto di combattere. L’esempio portato per illustrare la tipologia è stato quello della Banda sionista Stern, che attaccò nel 1946 l’hotel King David a Gerusalemme, sede del Comando militare Inglese, causando la morte di 92 persone, britannici, arabi ed israeliani.

Il professor Rama.

Menachem Begin, il leader di quel movimento e primo Presidente dello Stato di Israele, viene considerato un eroe in Patria, e nel 1978 fu insignito del premio Nobel per la pace, per l’accordo di non belligeranza con l’Egitto. Questo tipo di terrorismo viene normalmente usato quando vi sono forti sproporzioni di forze in campo ed organizzato per ottenere risultati a favore del proprio Paese. Si tratta di atti terroristici circoscritti all’ottenimento di un risultato molto preciso e cessano a risultato ottenuto.

Terrorismo a base etnica, che colpisce ovunque. E’ stato citato quale esempio l’attacco durante le Olimpiadi del 1972 agli atleti israeliani a Monaco da parte di Palestinesi, che ebbero il sostegno da parte dell’Unione Sovietica e dai Paesi a religione musulmana, con esclusione della Giordania.

Terrorismo rivoluzionario a matrice ideologica di destra o di sinistra. Le vicende degli anni ’70 in Italia si collocano all’interno di questa classificazione. Su questo argomento il Professor Rama si è soffermato lungamente, così descrivendole. I moti studenteschi del’68, con la partecipazione anche di parte del mondo operaio, avevano aperto nuovi scenari politici. Nel decennio successivo il Partico Comunista Italiano incrementò progressivamente la propria forza elettorale, ma essendo ancora legato all’Unione Sovietica non poteva essere un’alternativa di governo alla Democrazia Cristiana ed alleati. Furono anche gli anni dell’austerità, per la crisi petrolifera ed economica e venne confermata la legge sul divorzio.

Il quadro politico generale si complicò ulteriormente quando Moro, contrastato all’interno del suo stesso partito e dagli alleati NATO (leggi USA), scelse di avviare un percorso per portare il P.C.I. fuori dall’area sovietica e renderlo fruibile per accordi di Governo.

In questo contesto le Brigate rosse, convinte che “lo Stato non si modifica, si abbatte” iniziarono ad organizzare attentati. Sul fronte opposto, gruppi reazionari di destra cercarono, con il terrorismo, di creare le condizioni per ottenere una legislazione d’emergenza che mettesse in discussione lo stesso stato democratico.

Si trattò allora di decidere se c’era un sistema per salvare la democrazia, abbattendo le Brigate rosse. A fronte di questo dilemma si formarono due schieramenti. C’era chi era favorevole a trattare la liberazione di Moro, riconoscendo alle Brigate Rosse un ruolo politico “legittimo” e chi si schierò contro ogni possibile cedimento.

La maggior parte dei Partiti e buona parte dell’opinione pubblica furono per questa seconda soluzione e fu la fine per il parlamentare democristiano.

L’uccisione di Moro, secondo l’oratore, con l’interruzione delle politiche di apertura avviate, portò ad un riflusso nel Paese nei meccanismi di crescita democratica che erano stati avviati. I film “La Febbre del Sabato sera” ed “Il tempo delle mele”, che ebbero subito dopo un enorme successo, furono un segnale che il clima di scontro politico, che era stato duro e talvolta violento, ma anche di costruttivo confronto e crescita democratica stava cambiando. I giovani progressivamente persero l’interesse per la politica, attratti da un vivere meno impegnato e più rilassante.

Terrorismo a matrice globale. Si tratta di attentati che, in buona parte poggiano su rivendicazioni religiose fra i due rami dell’Islam (Sunniti e Sciiti), soprattutto nel Nord Africa e Medio Oriente, anche se appaiono sui media quasi esclusivamente quelli che vengono eseguiti in Europa.

L’oratore ha fatto notare che solamente nel 2016 vi sono stati 13.488 attentati di orientamento religioso, con risvolti anche suicidi, dei quali il 97% fuori Europa, con 34.676 morti, dei quali solo il 2% in Europa.

Con la globalizzazione e l’avvento dell’Ayatollah Koimeni, che prese nel 1979 il potere in Persia (ora Iran) si esaurirono le iniziative del terrorismo “laico” ed iniziarono quelle “religiose”, ritornò il desiderio del sacro, come era successo con la controriforma del ‘500 in Europa.

Atipico deve essere ritenuto l’attentato alle torri gemelle di New York dell’11 settembre 2001, che fu organizzato per colpire la nazione che, per una certa area religiosa, era ritenuto l’esempio e il simbolo del “malcostume, della sregolatezza, del tradimento di valori tradizione nella famiglia e nella società”.

L’oratore si è poi soffermato sull’argomento del terrorismo suicida, novità pressoché assoluta dell’era moderna. Scegliere come scopo massimo di vita la morte è un passaggio in parte tuttora incomprensibile. Avviò questa pratica Koimeni in Iran, quando mandò contro le mitragliatrici dell’esercito iracheno ad “ondate” bambini disarmati, tra gli 8 ed i 15 anni. Nei bambini aveva inculcato l’idea che morivano per ottenere il Paradiso e per dare un significato a questa tesi, a ciascuno consegnava una chiavetta da appendere al collo “per aprire la porta del Paradiso

L’islamizzazione in Europa di ragazzi della seconda generazione, è un altro argomento che il Professor Rama ha affrontato. Ha affermato che si tratta in buona parte di ragazzi nati in Europa, “contestatori- nemici” non solo della civiltà occidentale, ma anche degli stessi padri che si sono integrati nel tessuto sociale europeo. Non sono marxisti o fascisti, ma islamisti, perché trovano nella religione, che neppure conoscono perché non frequentano le moschee, una forte identità come appartenenza alla Umma.

Umma “madre”, è una parola araba che ha acquistato con l’Islam il significato precipuo di “Comunità di fedeli”, nel senso di “comunità di musulmani”, senza alcun significato etnico–linguistico-culturale.

Molti di questi ragazzi si islamizzano con internet, vivendo praticamente isolati dal contesto civico e spesso anche dalla stessa famiglia, collegati in continuazione ad un computer, in solitaria. Vivono da occidentali per anni, si convertono e vengono affascinati da ciò che credono “valori” e passano all’azione in tempi brevi, con l’dea che questa società “non va combattuta, va lasciata”.

Sono nichilisti, affascinati dalla morte gloriosa, ritengono di non avere futuro, credono nella Apocalisse e ritengono che i peccati saranno perdonato con la morte. Un breve spazio è stato dedicato dal Professor Rama anche al problema dell’integrazione degli emigranti in Europa e di come vengono inseriti nel contesto sociale da vari Paesi. La Francia è “assimilazionista”: chi vuole restare nel Paese deve adeguarsi non solo alle leggi, ma anche ai suoi costumi. Un evidente esempio è il divieto del velo alle donne musulmane. L’Inghilterra ha scelto la strada del multiculturalismo. Le varie etnie si isolino pure, nel rispetto della legge, e vivano la loro vita secondo le usanze della propria etnia. La Germania è “funzionalista”. I migranti servono al Paese, vengono ospitati con garbo, senza concedere loro però diritti di cittadinanza.

L’oratore ha concluso descrivendo, con una certa ironia, il “metodo Italia” che si esplicita nel “non affrontare il problema” e pare funzioni. Ha sostenuto, che con uno Stato che non è in grado di fornire risposte razionali ed organizzate, quelle fornite dai cittadini pare funzionino meglio di altre in Europa. Il tessuto civico fatto di realtà locali molto diversificate: enti locali, volontariato, Parrocchie, enti di solidarietà, multiculturalismo nelle scuole, pare stiano fornendo pur con risposte frazionate e per questo disorganizzate, risultati accettabili. Quindi meno Stato, più iniziativa dei cittadini: una quarta via per la soluzione del problema?

La serata è stata intramezzata da due interventi musicali del musicista Andrea Favari, che ha presentato un brano di Venditti del 1978, “Bomba o non bomba” dall’album “Sotto il segno dei pesci”, pertinente al periodo descritto. In un secondo momento ha letto un testo toccante, scritto da un musicista della Band che suonava al Bataclan di Parigi quando vi fu attentato il 13 novembre del 2015. La lettera fu indirizzata agli attentatori in ricordo della moglie che perse la vita in quella occasione.

Il complesso e articolato materiale di ricerca presentato dal Professor Rama con chiarezza, intervallato da interessanti analisi filosofiche, ha coinvolto il pubblico presente, sfatando il convincimento sulla difficoltà di coinvolgere gruppi numerosi su argomenti non di facile comprensione.

About Renato Salvetti

Nato a Rovereto (Trento) il 24 maggio 1940, ha conseguito il diploma di ragioneria a Verona. Sposato, con tre figli, ha svolto l’attività di dirigente d’azienda. È stato per quindici anni un amministratore comunale come Assessore e Sindaco di Sona. È storico delle vicende del Comune dal dopoguerra ed ha collaborato a pubblicazioni sulla storia recente e dei secoli passati del territorio di Sona e dell’area veronese.

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