“Un percorso con ACAT può salvare realmente la vita”. Incontriamo l’Associazione Alcologici Territoriali

Ritornando sull’argomento scottante della dipendenza dall’alcool, già trattato sul Baco in passato, incontriamo Mara Cameraria e Alberto Perina (nella foto sopra) rispettivamente Vicepresidente e Presidente dell’Associazione ACAT Club Alcologici Territoriali.

“L’alcool è spietatamente democratico, non fa distinzioni né di sesso né di età”, ci tiene subito a precisare la Presidente. Infatti questo fenomeno risulta, anche dalle statistiche, essere universalmente diffuso.

Qualsiasi persona che entra in contatto con l’alcool ne diventa potenzialmente dipendente e quindi si tratta di “una vera e propria droga legalizzata”, supportata anche da interessi politici ed economici. A riprova di ciò basti guardare quanto previsto dal Codice della strada agli articoli 186 e 186bis, che prevedono una tolleranza di tasso alcolemico pari a 0,5 g/L non vietandone totalmente l’uso.

Emerge quindi la sottomissione dello Stato rispetto alle grandi aziende produttrici di alcolici. Il problema e la diffusione dell’alcolismo risultano difficili da misurare, un po’ per la vergogna un po’ perché una persona fa fatica anche ad ammetterlo a se stesso o meglio, solitamente la persona riconosce la dipendenza ma prima di compiere il passo verso la disintossicazione ci vuole molto tempo.

Proprio per questo motivo il supporto e l’inclusione delle famiglie nel percorso proposto da ACAT è di fondamentale importanza. Il tutto si svolge tramite terapie di gruppo, guidate da servitori insegnanti, che hanno il compito di mediare e guidare l’incontro.

Dopo qualche settimana non si parla quasi più di alcool, in quanto il corpo inizia a disintossicarsi, ed iniziano ad emergere i problemi che hanno portato a questa situazione. Ogni persona porta e racconta la sua personale esperienza, che inevitabilmente non travolge solo la sua vita ma anche quella di tutti i suoi cari. E’ proprio questo il punto saliente, ovvero che non risulta difficile solamente uscire dalla dipendenza ma anche ricostruire gli equilibri nella propria vita andati persi, talvolta per anni.

Il Club rappresenta un luogo di riferimento dove le persone possono parlare liberamente senza temere di essere giudicate e, al contempo, soprattutto si sentono capiti e supportati in questo doloroso cammino.

“Ho un signore nel mio gruppo da ben 18 anni”, racconta fieramente Mara, la quale ci trasmette fin da subito il suo entusiasmo e ci fa capire che queste realtà sono in grado di creare un ambiente para-famigliare che le persone difficilmente vogliono lasciare. Circa l’80% di coloro che partecipano alle iniziative di ACAT riesce a disintossicarsi definitivamente.

Ciò che va sottolineato è che la persona che cade in questa trappola non lo fa sempre o solo perché debole, come l’immaginario comune ci porta a pensare. Il vero problema risiede nella nostra società che “non lascia la libertà alle persone di non bere”. Tradotta in poche parole, la tradizione del bere fa parte del nostro bagaglio culturale; basti pensare ai tempi dei nostri avi dove abusare delle sostanze alcoliche era la normalità.

E’ proprio a causa di ciò che è difficile debellare questa dipendenza in quanto bisognerebbe lavorare sulla mentalità della società che, come è risaputo, cambia molto difficilmente e lentamente le proprie consuetudini. Sicuramente lo Stato dovrebbe intervenire con leggi più restrittive, ma anche la collettività dovrebbe guardare con maggior interesse a questo problema insegnando anche ai più giovani i rischi che possono derivare da questa dipendenza, sia a livello fisico che psicologico.

L’associazione ACAT si articola in vari Club sparsi su tutto il territorio di Verona e provincia. Se ne può trovare uno anche nel paese di Lugagnano presso il “Centro anziani”. Non necessariamente una persona del Comune di Sona deve recarsi in questo, infatti proprio con lo scopo di vincere la paura del pregiudizio e l’imbarazzo, questi Club possono anche essere frequentati da persone non residenti in quel Comune.

L’amore per se stessi, per i propri cari e la voglia di mettersi in gioco e ricominciare deve essere ciò che spinge le persone a riiniziare una vita senza alcool. Mara e Alberto ci dicono senza dubbi e con forza che “questo percorso, se fatto con diligenza, può cambiare e salvare la vita”.

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