Un focus su Sona. Che relazione c’è tra gioco d’azzardo, reddito e disoccupazione?

Nel contratto sottoscritto dal neo governo giallo-verde vi è un passaggio in cui sono specificate misure volte a contrastare il fenomeno della ludopatia, tra le quali, ad esempio, “il divieto assoluto di pubblicità e sponsorizzazioni, obbligo all’utilizzo di una tessera personale per prevenire l’azzardo minorile; imposizione di limiti di spesa” per le aziende del settore.

Anche l’amministrazione Mazzi è stata sensibile a questo fenomeno, sia approvando misure in contrasto contro il gioco d’azzardo sia in collaborazione con il Ser.D. di Bussolengo organizzando vari incontri informativi sulla situazione nel nostro territorio relativo alla terribile piaga della ludopatia.

Alla luce dei dati raccolti dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e pubblicati da Infodata del Sole 24 Ore, cerchiamo di capire quanto si scommette e si vince nel nostro Comune e che relazione esiste tra il gioco d’azzardo, il reddito e la disoccupazione.

Prima di entrare nel merito occorre fare una puntualizzazione: la cifra della raccolta si riferisce a tutto il denaro che viene puntato in slot machines, gratta&vinci, superenalotto e scommesse. La raccolta è composta dalla spesa, ovvero dai soldi che gli italiani hanno effettivamente sborsato per giocare, e dalle vincite ripuntate.

Chiariamo la definizione con un esempio: acquisto un gratta&vinci da 1 euro, gratto e vinco 1 euro. Decido, poi, di investire l’euro vinto in un altro tagliando, che, però, non si rivela vincente. In un caso come questo, i contatori dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli registreranno 2 euro come raccolta (pari al costo dei due biglietti), 1 euro come spesa (la somma effettivamente uscita dal mio portafogli) e 1 euro di vincita (anche se poi è stata reinvestita).

La mappa interattiva qui sotto mostra la distribuzione della raccolta per ogni Comune d’Italia (dal dataset mancano tra i 500 e i 600 comuni, molti dei quali si trovano in Sardegna). Con i filtri “Regione” e “Provincia” si può eseguire una ricerca dettagliata.

 

Nell’elaborazione fatta dal Sole 24 Ore i territori colorati in azzurro sono quelli in cui la raccolta è inferiore alla media nazionale, pari a 610,30 euro pro-capite per i primi sei mesi del 2017. Quelli dipinti di arancione sono invece i comuni in cui è superiore.

Dalla mappa traspare che i Comuni in cui la raccolta è maggiore della media nazionale sono distribuiti in modo piuttosto omogeneo in tutta Italia, pur non essendo così diffusi nel Meridione. Vi è una maggior concentrazione nei lidi adriatici di Veneto ed Emilia.

Il nostro Comune si colloca al di sotto della media nazionale: a Sona, infatti, durante il primo semestre del 2017 i giochi d’azzardo hanno raccolto complessivamente 8.928.639,07 €; ciò significa che ogni nostro concittadino ha puntato, in media, 506,45 €. La provincia di Verona considerata nel suo complesso, invece, si assesta appena al di sopra del livello medio nazionale con una raccolta pro-capite pari a 687 euro.

Riguardo alle vincite, invece, è stata creata una mappa con le analoghe funzionalità della precedente:

La vincita pro-capite media è pari a 486,61 euro, minore della raccolta. Significa che per ogni euro puntato si vincono circa 76 centesimi. È bene qui precisare che se per alcuni giochi, come le macchinette, la legge fissa una quota percentuale dell’incasso che deve essere redistribuita, per giochi come le scommesse questa proporzione è impossibile da stabilire con una norma.

Durante il primo semestre del 2017 nel nostro Comune le vincite legate ai giochi d’azzardo hanno raggiunto la cifra di 6.528.134,10 €, quindi significa che, in media, ogni residente ha vinto 370,29 €. A Sona, pertanto, per ogni euro giocato si incassano in media 73 centesimi.

Nonostante lo spread esistente tra raccolta media e vincita media, i dati dimostrano che esiste una correlazione positiva tra i due dati. In altri termini: dove si gioca di più, si vince di più, escludendo valori anomali (come, ad esempio, la vittoria di 94 milioni al SuperEnalotto presso Mestrino, nel Padovano) che fanno saltare la proporzione.

Incrociando, ora, i dati della raccolta con l’imponibile Irpef pro-capite che emerge dalle dichiarazioni 2017 pubblicata sul sito del Mef, individuiamo quei territori in cui si gioca tanto ma i redditi sono bassi. Il risultato è il seguente:

Di primo acchito, non è individuabile una zona del Paese in cui si registra una correlazione tra redditi bassi e giocate alte (zone colorate di nero sulla mappa realizzata dal Sole 24 Ore). Nonostante non ricopra un’area vasta, l’unica evidente eccezione si registra nei lidi adriatici del Veneto e dell’Emilia, dove vi è un’alta concentrazione del gioco d’azzardo e il reddito medio è inferiore alla media nazionale.

Altro caso è quello rappresentato dalle zone colorate di blu, cioè Roma e molte realtà della Lombardia, ovvero dove sia la raccolta sia il reddito sono superiori alla media nazionale, quindi dove si gioca tanto ma si hanno i soldi per permetterselo.

Caso opposto rispetto alle zone azzurre-blu è il nostro Comune, in cui i dati registrati sono complessivamente positivi: la raccolta è, come già detto sopra, inferiore alla media nazionale, e il reddito rientra nell’intervallo del valore medio ± 10%. Detto in altri termini: a fronte di redditi in linea con la media nazionale, si gioca meno rispetto ad altre zone d’Italia.

Consideriamo, infine, i dati relativi alla disoccupazione in Italia, provincia per provincia, e li incrociamo con quanto gli italiani spendono per il gioco d’azzardo. L’obiettivo di questo incrocio è valutare se esistono zone del nostro Paese in cui slot machines, gratta&vinci, superenalotto e scommesse sono considerati una modalità di acquisizione di reddito in mancanza di lavoro.

Da quanto traspare incrociando i dati della raccolta con la disoccupazione provinciale fornita dall’Istat per l’intero anno 2017, le Regioni in cui la disoccupazione è più alta della media (pari lo scorso anno all’11,21%) e la raccolta dal gioco d’azzardo è superiore a quella nazionale sono segnate in arancione scuro e si collocano soprattutto nel centro-sud, cioè Lazio, Campania ed Abruzzo. Non mancano, tuttavia, province anche nel Nord, come Alessandria, Massa Carrara e Pistoia.

In base ai dati a disposizione la provincia di Verona non può essere considerata una mosca bianca all’interno del panorama nazionale, in quanto, pur registrando complessivamente una disoccupazione inferiore di 5 punti percentuali (6,05%), la cifra di raccolta media pro-capite dal gioco d’azzardo si assesta ad un livello superiore, come già scritto, intorno a 687 euro.

Poiché si tratta di dati provinciali, non si esclude che un Comune possa essere in una situazione controcorrente rispetto agli altri della provincia, nel bene o nel male. Infine, si parla di statistiche: per valutare il caso singolo la faccenda si fa più complessa e personale, ma ciò non può emergere da questi dati.

About Gianmaria Busatta

Nato nel 1994 e residente a Lugagnano, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Don Mazza (VR) nel 2013, è laureato in Economia e commercio e frequenta il corso di laurea magistrale in Banca e finanza presso l'Università degli studi di Verona. Grande interesse per eventi culturali e politici, ha come passione più forte il cinema. Ha frequentato il corso Tandem "Cinema e letteratura" presso l'Università di Verona e i corsi "Capire il cinema" e "Scrivere cinema" presso la Biblioteca Civica di Verona.

Related posts