Sarah, dal Brasile a Sona per studiare il dialetto veneto

Sarah Loriato (nella foto sotto) è figlia di un avvocato brasiliano e con la madre che discende da emigranti italiani di Padova. Frequenta l’Universidade Federal Do Espirito Santo – UFES – per laurearsi in Linguistica. Ha vinto una borsa di studio della FAPES (Fondazione Amparo alla ricerca, dello Stato dell’Espirito Santo) per studiare per quattro mesi all’Università Cà Foscari di Venezia e poter così approfondire le sue ricerche per la tesi di laurea sui dialetti e le tradizioni orali venete e lombarde.

Ha cercato in Veneto e Lombardia i paesi d’origine degli emigrati italiani che ora hanno i discendenti nel suo comune brasiliano di S. Teresa, nello Stato dell’Espirito Santo i quali parlano ancora il dialetto veneto e lombardo.

A Santa Teresa vivono i discendenti di Giacomo Ferrari nativo di Sona che cercano notizie dei loro avi e del dialetto che si parla oggi a Sona, dove sono le loro radici, per confrontarlo con il loro dialetto veronese che si sono tramandato di generazione in generazione.

Giacomo era nato a Sona il 28 gennaio 1853, era figlio di Geremia (a sua volta figlio di Giuseppe e Angelica Ridolfi) e di Marisa Ambrosi. I suoi fratelli erano: Rosa nata nel 1857, Angela nel 1862 e Pietro Emilio nel 1865. Il padre Geremia, rimasto vedovo si risposò con Libera Ravagnani dalla quale ebbe la figlia Emilia nata nel 1868. Il suo lavoro era di “tessitore” e abitò dapprima in via S. Antonio poi in via Valecchia.

Giacomo all’età di trentatré anni prese in moglie Eugenia Silvestri ed ebbero due figli nati a Sona, Silvio nel 1887 ed Ettore nel 1889. La vita a Sona in quel tempo non era facile e molti furono gli emigranti, per cui anche la famigliola l’otto settembre 1994 emigrò “ in America”, come risulta sul registro dell’anagrafe.

Sarah Loriato è arrivata a Sona, prendendo contatti con la direttrice della Biblioteca comunale, la dottoressa Raffaella Tessaro, che ha chiesto la collaborazione del neonato Gruppo per la ricerca storica. Hanno risposto all’appello chi scrive, Luigi Tacconi, che ha accompagnato Sarah da e per la stazione di Porta Nuova, Mariuccia Armani, Domizio Bagnara, Maria Grazia Quagini ed Elisa Perina.

L’incontro si è svolto in biblioteca, con la registrazione dei nomi dialettali di molti oggetti e termini d’uso comune mostrati di volta in volta, di detti nostrani e filastrocche (ad esempio Piòe pioesìna) oltre a racconti del modo di vivere di un tempo. Sono stati rispolverati, tra gli altri, nomi dialettali un tempo molto comuni ma oggi spesso dimenticati, e che assomigliano poco ai corrispondenti nomi italiani, come: piròn, tortòr, chìcara, cògoma, minèstro, passìn, mèscola, paparèle, capelèti, ciccio, panàra, sòssole, sigurèto, messòra, carèga, musso, porsèl. Sono parole dalle origini più disparate, da quelle della Serenissima Repubblica di Venezia (come l’universale ciao, da schiavo vostro=sciavo=sciao=ciao) a quelle lasciate dagli Stati che ci hanno invaso o dominato: dalla Francia alla Spagna (da noi si diceva”Francia o Spagna pur che se magna”), per finire con l’Austria, come ad esempio schei da scheidemϋnze = moneta spicciola.

Alla fine dell’incontro la direttrice della biblioteca ha consegnato a Sarah i due volumi del Baco “Lugagnano Palazzolo Sona S. Giorgio, fatti storie personaggi” per portarli ai parenti di Giacomo. Sarah è stata e poi accompagnata all’ufficio anagrafe del comune dove è stato possibile consultare i registri e trovare i dati della famiglia di Giacomo fra le ventidue famiglie Ferrari presenti a Sona in quel tempo. Le porterà ai parenti di Giacomo e documenteranno anche la sua tesi. Sul prossimo numero della nostra rivista cartacea racconteremo approfonditamente questa bella storia.

Vediamo dunque che in Brasile si parla ancora il nostro dialetto e se ne studia l’origine e l’evoluzione, ma cosa possiamo dire del dialetto che si parla oggi a Sona?

Da noi il dialetto è sempre stato proibito nelle scuole perché era sinonimo d’ignoranza ed era giusto imparare l’italiano per comunicare col resto d’Italia, com’è giusto imparare oggi qualche lingua straniera visto che siamo nell’Unione Europea. L’avvento della radio e della televisione ha indubbiamente unificato la lingua degli italiani ma ha contribuito all’inesorabile decadenza dei dialetti, tanto che è usato ancora quasi solo dagli anziani, specialmente fra gli agricoltori e la gente semplice.

E’ una lingua più che altro parlata, di scritto abbiamo avuto storicamente per esempio le commedie in dialetto veneziano, molto simile al veronese, scritte da Carlo Goldoni. Da qualche tempo c’è un risveglio d’interesse per il nostro dialetto veronese e ci sono ora diverse commedie di compagnie amatoriali, a iniziare da “La lucerna del filò” di Dino Coltro che ha pubblicato anche dei volumi di ricerca sui costumi del passato, fino alla serie de “Le sorelle Materassi” di Sandro Borchia portate al successo dalla compagnia teatrale “La Polvere Magica” di Palazzolo di Sona.

Anche per le poesie dialettali c’è un fiorire di pubblicazioni di vari autori, il primo e più noto è Berto Barbarani, e si tengono serate di recite, concorsi e premi letterari. Esistono anche due siti Internet dedicati al dialetto veronese, www.larenadomila.it e www.elbifido.it.

Cosa si può fare per salvaguardare il nostro dialetto, patrimonio storico, culturale e testimonianza del passato dei nostri avi, prima che vada perduto? In qualche università, in Sardegna e in Friuli si cerca di studiare il dialetto locale. Non sarebbe male se anche da noi s’introducesse nelle scuole un po’ di dialetto oltre le lingue straniere, servirebbe anche ad avvicinare i giovani agli anziani, in questi tempi che invece le nuove tecnologie come Internet, i computer, i telefonini, i tablet li stanno allontanando.

About Luigi Tacconi

Vive a Palazzolo dalla nascita (10.9.1939). Laureato in Scienze Agrarie a Bologna, ha una moglie e due figlie. Ha operato nell’Amministrazione comunale di Sona per vent’anni, dapprima Consigliere, poi Assessore e infine Vicesindaco. Appassionato di scienze, natura, tradizioni e storia locale, raccoglie fotografie di persone di Palazzolo e redige alberi genealogici. Ha curato il libretto “ Don Pietro Fattori, un prete buono che ha plasmato una comunità” ed ha partecipato alla stesura delle pubblicazioni “Sona, appunti di storia”, “Lugagnano, Palazzolo, S. Giorgio, Sona” , volumi primo e secondo. Fa parte dell’Associazione La Torre di Palazzolo e del Gruppo di Ricerca per la Storia Locale della Biblioteca comunale. Nel 2006 ha iniziato la collaborazione con il Baco da Seta, dal 2012 regge la redazione di Palazzolo ed è alla ricerca di collaboratori.