“Impegniamoci per i nostri figli, non per i cani”. Una riflessione dopo il dibattito apparso sul Baco

La riflessione che abbiamo pubblicato qualche giorno fa sull’iniziativa di un’Assessora del Comune di Genova che ha deciso di permettere ai dipendenti comunali di portare in ufficio il proprio cane, ha suscitato un grande dibattito sulle nostre pagine social. Molti i pro, molti i contro.

Sul tema, ma allargando le prospettive, pubblichiamo oggi un intervento di un nostro lettore, Andrea Miotto di Lugagnano, che risiede a Palazzolo.

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Viviamo in un Paese, l’Italia, che si confronta sul portare il cane in ufficio dopo aver portato i figli all’asilo nido… In una società ipoteticamente perfetta l’introduzione di Fido sul luogo di lavoro potrebbe essere la ciliegina sulla torta della perfezione.

Nella nostra realtà, decisamente perfettibile, le priorità sono veramente queste? Si vedono sempre più spesso cani vestiti di tutto punto a passeggio nei centri commerciali, in futuro anche negli uffici pubblici e privati, nei luoghi di culto. Dobbiamo veramente commentare e confrontarci su vicende e provocazioni di questo genere?

Come mai non riusciamo più a concentrarci su argomenti che possano aiutare a migliorare i servizi, la vita quotidiana e il bene comune? Perché non ci interessano più?

Perché proponiamo di accogliere i cani negli uffici e non ci battiamo per avere servizi di asilo all’interno delle aziende?

Ora che la campagna elettorale per le elezioni nazionali sta entrando nel vivo sarebbe più costruttivo sentire proposte su argomenti che possano dare risposta alle esigenze quotidiane delle famiglie, di chi è single e ha figli, degli anziani e di tutte le categorie che ne hanno veramente bisogno e lo “gridano” con la loro voce troppo spesso non ascoltata.

Spesso si dà ascolto a chi non chiede niente, creando esigenze che non sono tali e dimenticando quelle che ci renderebbero una società migliore.

Con l’augurio che la politica e l’opinione pubblica si concentrino su argomenti più concreti per una progettazione di futuro a lungo termine.

Andrea Miotto

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