Essere una trentenne oggi, tra sesso, amori e paure. Silvia Paoli porta in scena a Sona una generazione (tutta al femminile)

“Dopo aver visto ‘I ponti di Madison County’, dall’uomo della mia vita mi aspetto di essere guardata come Robert guarda Francesca”, ammette con una certa malinconia, scuotendo la testa, Livia, la funambolica ma anche intimista protagonista (single) della commedia “Livia, facciamo che io ero morta tu eri un principe mi davi un bacio e rivivevo”, messa in scena a Sona giovedì 27 luglio.

L’occasione è la rassegna teatrale estiva “Storie al chiaro di Luna”, organizzata da SpazioMio Teatro con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Sona.

Livia, che ha il viso, la voce e soprattutto il corpo della bravissima Silvia Paoli, è una donna qualunque. Qualunque non nel significato di mediocrità, tutt’altro, ma in quello di riassumere in sé tutte le contraddizioni di una generazione, le trentenni di oggi, dilaniate tra gli obblighi sociali e morali di essere impeccabili mamme, impeccabili mogli, impeccabili amanti, impeccabili lavoratrici, impeccabili amiche e vite invece sempre più complicate ed instabili.

Nulla di straordinario, questo ci racconta Livia/Silvia, ma nulla nemmeno di ordinario. Dalla guerra quotidiana per essere sempre fisicamente scintillanti, tra palestre, estetiste e diete improbabili, al rapporto talvolta impossibile con genitori che ritornano drammaticamente ad essere adolescenti, alle amiche che spesso si rivelano l’unica àncora di salvezza nei mari turbolenti del normale vivere.

Silvia Paoli in scena a Sona. Con lei sul palco Francesco Canavese.

Soprattutto ad essere scandagliato è il rapporto con l’altro sesso. Anzi, meglio, è soprattutto il rapporto con il sesso come ambito di vita a sé stante ad essere oggetto di tanta parte del trascinante monologo che si sviluppa nell’ora abbondante di commedia che ha visto un’ottima partecipazione di pubblico, come sempre per questa rassegna sonese. Sesso visto tutto al femminile, attraverso gli occhi disincantanti di tutte le donne che Silvia Paoli sa mettere in scena in simultanea, attraverso l’artificio teatrale di voci e di posture differenti di cui è sicuramente maestra. Sesso raccontato impietosamente, a tratti ferocemente, soprattutto quando smonta pezzo per pezzo, con meravigliosa ironia, tutta la mistica maschile dell’uomo dominatore e tombeur de femmes. Tema, tra l’altro, di estrema attualità: è solo di ieri, infatti, la notizia della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha condannato il Portogallo per discriminazione sessuale ai danni di una donna, penalizzata per il suo sesso e la sua età in una sentenza che sosteneva che dopo i 50 anni l’importanza del sesso nella vita di una donna diminuirebbe. Il sesso al femminile, scrive la Corte, non può essere considerato solo ai fini della procreazione ma costituisce un aspetto fondamentale della vita di una donna. A qualsiasi età.

Silvia Paoli, straordinaria e poliedrica artista che ha lavorato anche con Paolo Rossi, sul palco gioca con il suo nervoso corpo, arrotolandosi quasi su sé stessa per interpretare la svampita estetista, l’anziana libraia, l’altera madre, la focosa amante spagnola del padre e molte altre. In una carrellata tutta al femminile che non ha sosta, sottolineata ed accentuata dal commento musicale del bravo chitarrista e rumorista Francesco Canavese, che sul palco con lei, muto se non per la sua musica, offre un saporito contrappunto al gesto sempre forte della Paoli.

Dopo una corsa senza fiato nella galleria degli orrori dell’essere oggi donna single, per questo, considerata dal mondo quasi come un’appestata o una malata da curare, Livia/Silvia impone una brusca frenata, che chiude la commedia, in un semplice ma intenso dialogo tra un bambino ed una bambina (Livia nella commedia è maestra d’asilo) che, quasi per caso, parlando di patatine fritte e di baci rubati, scoprono come possa essere bello vedersi come coppia, riconoscersi negli occhi uno dell’altra. Quasi un ritrovare la certezza, proprio sul finire del monologo, quando lo spettatore ha quasi perso ogni speranza e ogni fiducia nel rapporto uomo-donna, che in fondo è invece proprio e sempre da lì che dobbiamo ripartire.

A proposito di uomini e donne, la serata è stata introdotta dalla carismatica coppia di attori e registi Michela Ottolini e Alessandro Albertin di SpazioMio, motori della rassegna sonese, che ne hanno illustrato i prossimi appuntamenti. Tra il pubblico anche gli Assessori Bianco e Catalano. Sempre piacevole e di qualità il rinfresco che precede la commedia, a cura dell’Azienda Agricola Poggio delle Grazie.

About Mario Salvetti

Nato nel 1969, risiede da sempre a Lugagnano. Sposato con Stefania, ha due figli. Molti gli anni di volontariato in parrocchia a Lugagnano e con AIBI. Nella primavera del 2000 è uno dei quattro fondatori del Baco. Dal 2008 ricopre il ruolo di Presidente.

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