Anche a Lugagnano sventolano un gilet giallo e una bandiera francese, richiamo alla protesta d’oltralpe (che interessa pure noi)

Sul nostro territorio è usuale vedere sventolare presso abitazioni e luoghi pubblici le bandiere dell’Italia e del Veneto, talvolta dell’Europa. E non mancano nemmeno le bandiere arcobaleno della pace e quelle delle squadre di calcio in occasione degli appuntamenti sportivi più importanti.

È un fatto insolito, tuttavia, scorgere una bandiera francese svolazzare sopra il cancelletto di una casa a Lugagnano da oltre un mese; inoltre, appena sotto la bandiera è issato anche un giubbotto giallo catarifrangente.

Il riferimento è evidentemente al movimento dei gilets jaunes, le cui manifestazioni di protesta in Francia si sono verificate a partire dalla seconda metà di novembre e hanno coinvolto decine di migliaia di persone. Cogliamo l’occasione di fare un breve viaggio di approfondimento di questo fenomeno non solo politico, nato in terra straniera ma di cui evidentemente si abbraccia la causa e se ne sposa l’ideologia anche in territorio nostrano.

Il movimento dei gilet gialli, nato per la prima volta sul web ed esploso in occasione del caro carburanti imposto dal governo Macron, ha avuto riscontri su tutti i media nazionali divenendo in pochissimo tempo l’emblema di divario sociale causato da grandi differenze reddituali all’interno della società.

Occorre fare un bagno di realtà per capire le ragioni della protesta: nella Francia profonda, provinciale, in cui senza le quattroruote non ci si muove, in cui i mezzi pubblici per fare anche 70 chilometri al giorno sono inesistenti, per lavorare occorre avere un’auto ed il serbatoio pieno.

I poveri, quelli che un tempo furono la classe media ed ora appartengono alla bassa, secondo un’inchiesta di Le Monde, non possono permettersi una casa in città, accettando così di vivere in affitto nella periferia di Parigi, in cui il trasporto pubblico non è così efficiente.

Et voilà, il pendolarismo, un dettaglio della vita quotidiana francese probabilmente sconosciuto o sottovalutato dal Presidente Macron ed il Primo ministro Édouard Philippe: la scelta di ridurre le immissioni di Co2 disincentivando il consumo di carburante alzandone il prezzo è nobile ed ecologista, ma trova approvazione probabilmente solo nei salotti radical chic in pieno centro a Parigi.

L’obiettivo di limitare i danni del cambiamento climatico rischia, pertanto, di declinarsi come un ulteriore fattore che genera iniquità. Pensare al futuro del pianeta deve riguardare solo i ricchi?

L’antitesi tra efficienza ed equità è un binomio cruciale ed irrisolto in economia, perennemente oggetto di discussioni e studi. Risulta opportuno ricordare che l’economia non è un gioco a somma zero: qualsiasi riforma economica non produce effetti unidirezionali e bilanciati tra i beneficiari ed i contribuenti di un Paese; l’iter per raggiungere l’equilibrio tra efficienza ed equità si riflette, ad esempio, su lavoro e servizi, e travalica la questione ambientale.

Non è detto, infatti, che riforme politico-economiche che mirino a stimolare crescita e produttività – indubbiamente necessarie – siano anche ecologicamente sostenibili.

Le istanze propugnate dai gilets jaunes sono partite da lì, per spostarsi poi ad un tema più ambizioso, cioè il recupero del potere d’acquisto anche attraverso la riduzione della pressione fiscale.

Tramite una lista di 42 punti programmatici inviata ai parlamentari francesi i gilet gialli chiedono misure prevalentemente economiche. Il programma è ancora generico ed eterogeneo e, pur nascendo da una matrice comune, contiene obiettivi diversi. Eccolo nell’immagine qui sotto, recuperato dal sito economico Lavoce.info:

Un bel grattacapo per il Presidente francese, che si trova di fronte ad un avversario sconosciuto, sia nelle piazze sia nei dibattiti politici: in un comunicato presentato mercoledì 23 gennaio viene confermata l’entrata in politica dei gilet gialli; il Ralliement d’initiative citoyenne (Unione d’iniziativa cittadina) presenterà una lista alle elezioni europee di maggio 2019, che sarà guidata dalla trentunenne Ingrid Levavasseur.

Il movimento sociale cittadino – si legge nel comunicato – ha la necessità di trasformare la collera in un progetto politico umano, in grado di dare delle risposte ai francesi che sostengono il movimento da mesi“.

Come si evolverà il movimento in termini politici sarà solo il tempo a svelarlo. Ad ora sappiamo che, secondo un sondaggio pubblicato da “Elabe”, la lista rappresenterebbe il 13% dei consensi in Francia, subito dopo La République en Marche, il partito fondato da Emmanuel Macron e il Rassemblement national di Marine le Pen.

Nell’ultimo anno si sono rivelate laboratori politici interessantissimi prima l’Italia con le elezioni dello scorso marzo, poi la Francia con il movimento dei gilet gialli. Un appuntamento cruciale di quest’anno anche per Sona sarà costituito dalle elezioni europee, potenzialmente in grado di aprire scenari sicuramente non scontati né indifferenti.

About Gianmaria Busatta

Nato nel 1994 e residente a Lugagnano, ha conseguito la maturità presso il liceo classico Don Mazza (VR) nel 2013, è laureato in Economia e commercio ed in Banca e Finanza, corso di Laurea Magistrale presso l'Università degli studi di Verona. Grande interesse per eventi culturali e politici, ha come passione più forte il cinema. Ha frequentato il corso Tandem "Cinema e letteratura" presso l'Università di Verona e diversi seminari sulla cinematografia presso la Biblioteca Civica di Verona.

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